Pantani, la prossima volta non scusarti

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Roberta Pantani affida ai media le sue scuse per la patetica questione dei chierichetti a Chiasso, in cui aveva scritto, tra le altre cose, in merito ai bambini: “… tanto da utilizzare per la funzione di chierichetti, bambini provenienti da altre culture, migranti pure loro.” Ma i bambini migranti non erano. (leggi qui)

E anche se quei due ragazzini etiopi lo fossero stati, invece che adottati da una coppia del Chiassese, non sarebbe cambiato un benemerito fico secco.

Ieri Roberta Pantani, che in settimana aveva fatto finta di nulla e anzi aveva ricevuto la solidarietà di un figuro par suo come Lorenzo Quadri, ha ceduto è si è scusata. Leggiamo su TIO:

“Chierichetti migranti (e dai, non erano migranti! NdR.) Pantani chiede scusa.”

Poi leggo l’articolo e mi accorgo, come sospettavo, che sarebbe stato meglio se la benemerita municipale chiassese avesse tenuto il becco chiuso. Scuse del genere si capisce benissimo che sono praticamente estorte, come da parte di quei bambini viziati che lo fanno solo perché sanno che c’è una sanzione:

“Ho preferito starmene zitta fino a questo momento, non ho rilasciato dichiarazioni né interviste. Chi mi conosce sa che non sono razzista e sono davvero dispiaciuta se per quanto ho scritto una famiglia con i suoi affetti è stata messa sotto le luci della ribalta, suo malgrado.”

Suo malgrado un fico secco. Sei tu che li hai schiaffati sul Mattino come fate spesso con gente comune che non è attrezzata per reggere l’enorme pressione mediatica che li colpisce. Mica tutti sono come Roberta Pantani, e possono ignorare i media per una settimana prima di ammettere che forse una cavolata l’hanno fatta. Poi la signora aggiunge benzina al fuoco, perché annuncia anche che si è messa a fare la carità pelosa a un’associazione che si occupa di favorire le adozioni e di realizzare di progetti in Etiopia, Burkina Faso, Haiti e Repubblica Dominicana:

“Per testimoniare la mia vicinanza a chi è meno fortunato di noi, ho scelto di versare un contributo all’associazione Mani per l’infanzia che si occupa di progetti di sviluppo proprio in Etiopia.”

Vicinanza? Quale vicinanza? Da quando ti senti vicina a questa gente? Perché scusa eh, Roberta, ma da quello che scrivi e da quello che fai, proprio non sembrerebbe. Sarebbe come se Marina Carobbio si scusasse coi banchieri e per sensibilità versasse qualcosa per riparare la piscina del circolo UBS di Zugo.

Fai una bella cosa la prossima volta, chiedi scusa e basta, che con le spiegazioni non fai che farci capire ancora meglio una cosa, di questi proprio non ti frega niente, sennò a fare ammenda ci avresti pensato subito. E poi è sul finale che caschi proprio malamente:

“Mi piacerebbe che tutti coloro che in questi giorni mi hanno riversato addosso fiumi di veleno e falsità sui social e sui giornali facessero altrettanto (versare soldi per l’Etiopia NdR) per dimostrare la loro solidarietà alla famiglia. Non sarà molto, ma tutto aiuta”.

Non venire tu a insegnare cosa fare. Perché qui c’è molta, moltissima gente che potrebbe raccontarti cosa vuol dire avere a cuore gli altri, gli ultimi, i dimenticati, i perseguitati, quelli con cui tu e il tuo amico Quadri vi fate grassi ogni giorno trattandoli come fango. Non insegnare agli altri, non hai nulla da insegnare. L’unica cosa che puoi trasmettere è solo il disprezzo per chi non ritieni sia come te.

 

 

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