Rischio squalifica per doping al liceo Everest

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Se non fosse che è tutto dannatamente vero ci sarebbe da riderne a crepapelle per settimane. In un liceo privato di Lugano si effettueranno test antidoping a sorpresa. Magari proprio in questo momento, chissà. Controlli delle urine fatti per accertarsi che fra gli studenti non ci siano dei furfantelli drogatelli perditempo. A scuola solo per scaldare il banco. Per di più a carico delle famiglie che pagano cara la retta. Epo, anfetamine, THC, ginseng, alcool. Nulla di tutto ciò d’ora in avanti sarà tollerato.

Perché al liceo privato Everest, con l’inizio del nuovo anno scolastico, si è deciso per la tolleranza zero. Una scelta all’insegna – letteralmente – della sobrietà. Si è deciso o quasi. Dato che mica tutti all’Everest sono proprio così d’accordo con certi metodi da istituto correzionale applicati alla faccia della privacy e non propriamente improntati sulla fiducia, il dialogo e la responsabilizzazione dei giovani liceali.

Del resto perché fidarsi quando la certezza è a portata di mano, anzi a portata di naso di cane antidroga? Forse perché ad arginare efficacemente l’uso, lo spaccio e l’abuso di sostanze più o meno illecite ci dovrebbe essere un percorso didattico ed educativo degno di questo nome. Figlio di un pensiero autorevole e non autoritario. Con la maturità di saper dialogare alla pari senza dover ricorrere al manganello e alla carola. A quei rimedi così vecchia maniera. Ecco spiegato come mai direttori e docenti delle nostre scuole pubbliche si sono schierati tutti contro la recente iniziativa adottata a Lugano.

Del resto a capo della triste operazione c’è un direttore che fa Meschini di cognome quasi a voler alimentare burle e giochi di parole col suo cognome. Ma, evidentemente, se Meschini si nasce il resto va da sé. “Il nostro obiettivo educativo – afferma solenne il direttore – è la prevenzione. Noi non vogliamo che i nostri studenti facciano uso di sostanze stupefacenti, dunque lo chiariamo e ne facciamo una cultura comune. Insomma, patti chiari, amicizia lunga”.

Della serie “squadra antidroga al potere”. Altro che fantasia. Altro che Sessantotto. E se per caso ce ne fosse anche uno solo che si dovesse rifiutare è bene che quel ribelle sappia come “non sottoporsi al controllo a sorpresa equivale ad ammettere di avere fatto uso di sostanze stupefacenti”. Rischiando come minimo una sospensione o addirittura l’allontanamento dall’istituto scolastico il cui nome non è mica stato scelto a caso. Non scherziamo, dai. Qui parliamo della più alta montagna al mondo. E vi sfido a poter dire “ho fatto L’Everest”, a questo punto poco importa se intendendo la vetta o il liceo privato luganese.

 

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