Sigarette bianche, il castigo, il supplente

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Sigarette bianche

Anche per Lukas venne il momento di andare all’asilo. L’età prevista da Harmos era stata raggiunta e i genitori si prepararono a portarlo nel vecchio edificio che ospitava la scuola dell’infanzia. Lukas sapeva benissimo cosa fosse il telefonino e altri mezzi elettronici. Sia in casa che al ristorante, mentre attendeva il pasto, gli veniva rifilato il piccolo apparecchio e le immagini lo tenevano tranquillo: una pacchia per i genitori presi e affascinati anche loro da questi supporti digitali. Quando Lukas tornò a casa dopo il primo giorno d’asilo disse alla mamma: “Lo sai che la maestra tiene delle strane sigarette sul tavolo?” La genitrice sentì subito quella voglia di denunciare i comportamenti sbagliati della concorrenza in fatto di educazione. “E fuma in aula la maestra?”. “No, mamma, adopera queste specie di sigaretta per tracciare segni bianchi su una grande lastra scura appesa alla parete!”

Il castigo

Alla fine della seconda elementare, classe superata senza eccessive difficoltà, Elisa, ragazzina mancina, ricevette dai genitori un piccolo computer. All’inizio della terza pensò bene di nasconderlo nella cartella e di usarlo di tanto in tanto senza farsi vedere dall’insegnante. Questi però si accorse e le disse di mettere il marchingegno sul banco.
La sera stessa Elisa tornò a casa con il computer nella cartella e con un cerotto sulla punta dell’indice della mano sinistra. Alla domanda dei genitori: “Ti sei fatta male a ricreazione?” la ragazzina rispose.

“No, ho dovuto scrivere cento volte sul computer A scuola si deve stare attenti mentre il maestro spiega senza poter usare il copia e incolla!

Il supplente

Quando il maestro titolare si ammalò arrivò un giovane supplente, un tipo sempre attento alle vicissitudini politiche del nostro cantone. In prima fila c’era un ragazzino che aveva una strana penna a sfera a forma di pistola, una gomma che sembrava una cartuccia del fucile da caccia e un astuccio sul quale era raffigurato un bersaglio trapassato nelle parti centrali da tre fori di pallottole. “Sta’ a vedere” pensò il supplente “che sono andato a finire nella classe dove c’è il figlio di Pamini!”

 

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