Sindacati e operai furibondi

Un contratto mantello che volge al termine, le vergognose proposte della SSIC svizzera e la sua campagna di disinformazione, la rabbia degli edili. Un cocktail esplosivo che promette fuochi d’artificio. Lunedì si terrà la mobilitazione degli edili all’espocentro di Bellinzona.

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Ieri, una conferenza stampa unificata di UNIA e OCST ha annunciato la mobilitazione che lunedì coinvolgerà il settore edile.

Seppur pacati i toni, traspare chiaramente la seria preoccupazione sindacale. L’impressione è resa chiara da Dario Cadenazzi di UNIA e Paolo Locatelli di OCST: non ci si stanno giocando i centesimi, anzi, stavolta la posta in palio è davvero alta.

In questo periodo di grande difficloltà del panorama edile, sempre più una giungla, i contratti collettivi mantello giungono a termine. E la SSIC svizzera chiede di rivederli, inserendo delle condizioni che sia al sindacato che ai lavoratori risultano inaccettabili.

Le parole sono forti, si racconta di anni di lotte sindacali dei decenni passati messi in forse, di maledilizia. Locatelli punta il dito sulle mele marce:

“…ci sono quantità di mascalzoni che che dell’arte dell’edilizia fanno solo mero profitto”- e prosegue- “…la rabbia sta scuotendo l’anima dei muratori. Lunedì siamo certi che la mobilitazione sarà massiccia.”

Si attendono infatti oltre 2000 lavoratori sui 7500 totali dell’edilizia in Ticino.

Ma di cosa parliamo? Perché tanta rabbia? Il contratto a termine viene negoziato, e la SSIC mette sul piatto 150 franchi d’aumento mensili. Ma sembrerebbe un regalo avvelenato, infatti gli stipendi nell’edilizia sono congelati da quattro anni, e non sono previsti aumenti per i prossimi quattro. Dunque, se distribuiamo questi 150 franchi su 8 anni, l’aumento mensile reale è di 18 franchi e 75.

In cambio di ciò, gli impresari chiedono due cose che oggetivamente sembrano aberranti, un monte ore flessibile, e cioè 300 ore che possono essere tolte o aggiunte a seconda del carico di lavoro, e l’istituzione della figura dello stagista, oltre a rendere precaria la questione del prepensionamento a 60 anni.

300 ore sono più di 7 settimane lavorative, oltre al caos orario che ne conseguirebbe e che renderebbero più difficili i controlli, dichiarano Cadenazzi e Locatelli, vorrebbe dire che in inverno si farebbero meno ore che poi verrebbero distribuite nei mesi estivi, fino ad arrivare a giorni lavorativi di 12 ore! Chi ha lavorato in questo settore sa cosa vuol dire, magari a cinquant’anni, reggere ritmi del genere, per non parlare della vita sociale che avendo orari sballati e variati diventerebbe ancora più difficile da gestire.

Ancora più vergognosa la richiesta di istituire la figura dello stagista di cantiere, impiegato per quattro mesi e senza garanzie di minimo salariale. Non è una barzelletta. Sappiamo benissimo di cosa si parla, di manovali che invece di essere pagati come da contratto potrebbero essere assunti con paghe bassissime. Un’apertura al mercato dei disperati disposti a lavorare per pochi soldi pur di portare a casa qualcosa.

I sindacati non ci stanno e nemmeno gli operai, che a sentire i sindacati, sostengono con percentuali quasi bulgare la lotta. Lunedì, la mobilitazione all’espocentro di Bellinzona sarà una cartina di tornasole della compattezza e della determinazione degli edili.

 

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