Spagna e Portogallo fari di sinistra

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In un Europa sempre più orientata verso i nazionalismi e l’estrema destra, una controtendenza viene dai Paesi iberici, Portogallo e Spagna, dove a governare è una sinistra unita.

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In un’Europa che sembra preda dell’estrema destra e dei populismi, a fare eccezione sono i due Paesi iberici, Spagna e Portogallo. Abbiamo chiesto un parere a Carmelo Diaz del Moral, segretario politico del Partito Socialista e originario dell’Andalusia.

Diaz del Moral, cosa succede in Spagna? Quello di Sanchez, che ha sostituito a inizio giugno Mariano Rajoy dopo averlo sfiduciato, è davvero il cambiamento che sembra o solo un’abile manovra di marketing?

Stiamo a vedere, perché sono arrivati al Governo solo quattro mesi fa. Dal mio punto di vista il PSOE deve fare non solo buona politica, ma guadagnarsi di nuovo la fiducia della gente, dopo anni di cattiva gestione e a fare affari con chi non doveva. In questo senso, la nascita di Unidos Podemos (Podemos, Sinistra unita e i partiti confederati) è stata senza dubbio una buona notizia come lo dimostra l’accordo di ieri, che spero sia fattibile economicamente o trovi i numeri per essere approvato in Parlamento.

Marketing? La politica è anche questo, si deve essere bravi anche qui se si vuole vincere. Podemos lo ha capito subito, i socialisti lo stanno scoprendo ora.

Le proposte recenti in merito al preventivo 2019 sono molto a sinistra e radicali. Sanchez sembra andare a braccetto senza problemi con Podemos e col suo leader Pablo Iglesias. Ci sono reali possibilità che queste proposte vengano accettate dal Parlamento?

È radicale aumentare il salario minimo di chi lavora per “sopravvivere”, aumentare (neanche un granché) le imposte ai grandi patrimoni, oppure investire in scienza, educazione e sanità pubblica? È radicale aumentare il congedo per la cura dei figli o modificare il codice penale per proteggere meglio le donne contro le molestie sessuali? Mi sembra che questo non sia radicale ma una buona dose di buonsenso!

Radicale è piuttosto l’amnistia fiscale del Governo precedente, già dichiarata incostituzionale, oppure i tagli alla sanità e alla educazione; insomma, la politica ultraliberista che stiamo subendo in Europa, in Svizzera e anche qui in Ticino. Perché dopo anni di matrimonio Lega/UDC, PLR e PPD la realtà ticinese parla chiaro: più ricchi, più poveri e la classe media sempre più in affanno. In questo senso la politica ticinese assomiglia molto a quella dei nostri vicini europei. Ci vuole decisamente più buon senso, più proposte politiche per tutti e non per pochi privilegiati, soprattutto qui in Ticino.

Il Portogallo solo cinque anni fa rischiava la bancarotta, oggi col governo di socialisti e comunisti cresce a ritmi record. Qualcosa accomuna i Paesi della penisola iberica?

Il Portogallo sembra andare a gonfie vele, la Spagna del PSOE (e forse anche di Unidos Podemos) ha ancora tanto da fare in un Paese che è andato indietro di 50 anni in alcuni ambiti come ad esempio i diritti civili. Non saprei dire cosa accomuna i due Paesi, magari la voglia di cambiamento di rotta e la consapevolezza della sinistra (finalmente!) che l’unione fa la forza.

Perché la sinistra unita riesce in Spagna e Portogallo, mentre da noi è continuamente contrapposta e antagonista divisa in gruppi e gruppuscoli?

Perché magari hanno capito che è meglio per i cittadini investire nel 90% che li unisce e mettere da parte il 10% che li divide. Succede anche qui in Svizzera: in altri cantoni la sinistra unita vince. In Ticino sono certo che arriverà questa unità, ma purtroppo non oggi. Quello che si percepisce in Spagna, in Portogallo e in questi cantoni della Svizzera è che, laddove la sinistra unita governa, le cose funzionano bene, ci sono meno disuguaglianze e la società guarda il futuro con più ottimismo.

 

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