Stop dell’ONU all’espulsione, ma sul Caffè…

Pubblicità

Di

Rimaniamo sulla vicenda che ha visto la denuncia da parte di sette cittadini dei metodi poco gentili con cui si è proceduti all’espulsione, al tentativo d’espulsione di una mamma e dei suoi due figli di 4 e 8 anni avvenuta all’albergo La Santa di Viganello nella notte tra l’11 e il 12 settembre scorso (leggi qui).

Il provvedimento, inizialmente autorizzato dalla Segreteria di Stato della migrazione e attuato dalla Polizia cantonale, è stato sospeso. A deciderlo è stato il Commissariato Onu per i rifugiati sulla scorta delle informazioni a sua disposizione contenute nel ricorso presentato dai legali della donna.

Una sospensione che riporta un briciolo di giustizia in una vicenda sulla quale parecchio si è scritto anche a sproposito. Tant’è che i sette firmatari del primo comunicato dal titolo “Siamo al buio”, in cui denunciavano la brutalità dell’intervento di polizia, sono stati costretti a tornare sull’argomento con un secondo scritto stavolta intitolato “Il falso scoop del “Caffè della Domenica”, dopo le inesattezze e il tentativo di screditare la loro denuncia messo in atto da parte del domenicale (leggi qui).

Caffè che proprio domenica scorsa è tornato a gamba tesa sull’argomento, con un plateale fallaccio da cartellino rosso, infischiandosene bellamente di quella che dovrebbe essere l’etica giornalistica. Insistendo sul fatto che ci sarebbe un video che testimonia e prova come il prelievo della mamma e dei due bimbi sia avvenuto nel bel mezzo della notte ma senza alcuna tensione apparente (leggi qui).

Cambiando però la versione della mamma eritrea con l’effettiva nazionalità della donna (azera) e svelando alcuni dati particolarmente sensibili che la riguardano e che potrebbero mettere in grave pericolo il resto della famiglia rimasta a casa. Roba da chiedersi se il tesserino da giornalisti lo si trovi come sorpresina nelle patatine alla paprika.

Inoltre, la domanda delle cento pistole che ci piacerebbe tanto fare a Patrizia Guenzi e ai suoi compagnucci di redazione è: come si fa a confondere una mamma eritrea con una dell’Azerbaijan se c’è un video che ritrae la donna? Ma siamo sicuri sicuri che ci sia davvero questo video? E se sì, di grazia, filmato da chi e a che pro? Ma soprattutto qual è il problema, cari colleghi del Caffè? Forse il fatto che un comitato di cittadini sia in grado di mobilitare l’opinione pubblica più di quanto non riesca a fare un giornale che naviga a vista, in ansia da scoop e con la coda di paglia al punto da ribattere senz’arte né parte?

Nel frattempo la raccolta di firme denominata “Siamo al buio” su Change.org, voluta per sottolineare la presa di posizione riguardo ai presunti maltrattamenti subiti dalla donna e dai figli dagli agenti di polizia ha raggiunto quasi quota 8’000 adesioni.

 

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!