Storie di solidarietà: un villaggio svizzero a Messina

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Si parla ultimamente dell’idea di concedere alla nave Aquarius, che naviga nel Mediterraneo in missione di soccorso per i migranti, la bandiera svizzera, e le polemiche al riguardo si sprecano. Ma a dispetto di certe tendenze apertamente razziste che recentemente potrebbero dare l’idea della Svizzera come un Paese tendenzialmente alieno a forme di solidarietà con il prossimo, la Storia racconta episodi diversi. E ci racconta di un Paese, invece, solidale con chi sta peggio, con chi è vittima di tragedie, e non solo in tempi recenti.

Raccontiamo una storia che arriva dal Sud Italia, dalla Messina che all’alba del 28 Dicembre 1908 si sveglia dilaniata dalla più grande catastrofe di tutti i tempi in Europa per numero di vitttime, il terremoto di magnitudo 7.1 che uccide più della metà della popolazione della città e un terzo di quella di Reggio Calabria, 90 mila morti circa con stime che arrivano anche a 120 mila e oltre.

Immediate furono le reazioni in aiuto della città dello Stretto, e la Svizzera, su impulso e sotto l’egida della Croce Rossa, fece la sua parte in modo esemplare. Così recitava l’appello della Croce Rossa al popolo elvetico:

«In presenza di un simile disastro, la Svizzera non può rimanere inattiva. La nostra vicina, l’Italia, alla quale ci accomunano la lingua, l’industria e tanti legami intellettuali, deve sapere in quale misura il nostro popolo intero partecipa alla sventura che la colpisce in modo tanto brutale e terribile.»

E la solidarietà e l’aiuto furono tangibili: nell’immediato, partirono due vagoni ferroviari carichi di beni di prima necessità: 500’000 razioni di latte condensato, 2500 coperte, 4000 kg di materiali da medicazione, 2000 kg di cioccolato e di zucchero, 4000 articoli di abbigliamento.

Ma il segno evidente e imperituro del contributo rossocrociato fu la costruzione di quello che fu ribattezzato Villaggio Svizzero: sotto la guida dell’ingegnere Spychiger, svizzero residente in Calabria, vennero montati complessivamente 37 chalet in legno(21 a Messina, 16 a Reggio Calabria), ciascuno bifamiliare e con un’area giardino, per un totale di circa 400 persone ospitate. Le casette, in onore della Confederazione, vennero ribattezzate con nomi come Guglielmo Tell, Pestalozzi, Jungfrau, San Gottardo, Cervino, e via dicendo. Un piccolo villaggio alpino in piena regola a pochi chilometri dal mare, che accoglieva chi a causa della furia della Terra aveva perso tutto.

Di quelle casette ormai, 110 anni dopo, non resta fisicamente nulla, ma la memoria dell’aiuto svizzero è rimasta immortalata nei toponimi: ancora oggi, alla periferia nord di Messina, quella zona è detta Villaggio Svizzero, e Via Svizzera si chiama la strada che la attraversa.

Una storia lontana nel tempo e nello spazio, dunque, ma che ci ricorda, ancora una volta, che, a dispetto delle derive xenofobe e isolazioniste di determinate fazioni politiche, e delle ombre gettate, è bene dirlo, da alcuni eventi storici, ci sono valori di solidarietà e vicinanza che resistono, 110 anni fa come ora.

 

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