Tutto parte dalla morte di Sebastiano

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Beppe Grillo prende in giro le persone affette da autismo, una caduta di stile che intristisce. Cosa fa però oggi la società per queste persone? La storia di Sebastiano che gettò un seme.

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Sebastiano di 11 anni, Sebastiano nel prato a giocare, Sebastiano sente l’erba sotto le dita. Sebastiano guarda le rondini che garriscono in traiettorie che sembrano suicide. Sebastiano vuole giocare, gli piace l’acqua, va verso il fiume, nessuno si accorge di lui, lui è spesso silenzioso e assente.

Sebastiano viene portato via dall’acqua che gorgoglia sulla sua esistenza, lo accoglie, lo uccide, lo culla.

Sebastiano era autistico. Da quel sacrificio inconsapevole, nasce nel Trentino, un’associazione, come è successo da noi alla morte del povero Damiano Tamagni e come succede spesso, quando da un dolore nasce un fiore di energia. Dopo la scomparsa di Sebastiano, uno dei centomila bambini autistici italiani, sei famiglie si sono ritrovate, hanno unito le loro forze e la loro voglia di fare emergere il problema e hanno cercato di cambiare il mondo.

Quel mondo che spesso dimentica o non accetta questi fragili e speciali figli che non riescono a comunicare e a ordinare i pensieri come vorremmo noi.

Beppe Grillo in suo recente comizio ha fatto un errore, comune a un comico, che spesso travalica i normali canoni comunicativi e fa della satira, anche a volte crudele il suo mestiere.

Ha preso in giro questi figli fragili, queste menti che corrono per la loro strada.

Accettabile per il comico anche se criticabile. Triste per un politico. O per uno che finge di non esserlo ma che alla luce dei fatti governa un movimento con un gruppo di fedeli esperti di social media management. Come Salvini che ha a libro paga dieci persone che gestiscono il suo profilo da 3 milioni di followers.

I dati sono importanti. Un bambino ogni 160 è affetto da autismo a diversi livelli. Il percorso di un autistico è difficile. Guarire non è possibile, migliorare con la pazienza e l’amore sì.

La fondazione di Sebastiano ha oggi 100 soci, cinquemila volontari e quattro cooperative. Con questa potenza scienziati e politica hanno dovuto chinarsi sul tema.

Anche in Ticino, su iniziativa dei genitori, come sempre avviene, nasce nel 1989 l’associazione Autismo Svizzera Italiana, che negli anni è cresciuta ed è diventata un serio punto di riferimento per la conoscenza e le problematiche legate all’autismo.

Ogni famiglia che accudisce e ama ragazzi così dovrebbe avere il sostegno di tutti noi, e soprattutto delle autorità. Un autistico non può essere abbandonato con la maggiore età, il suo percorso non finisce lì, continuerà negli anni a venire.

Sebastiano e altri hanno pagato per avere qualcosa, per avere chi li ricordi e chi prosegua questo meraviglioso lavoro di inclusione. Scherzarci sopra è proprio una cosa triste.

Il 9 e ilo 10 novembre prossimi si terrà a Berna il congresso nazionale sull’autismo. Un momento per prestare attenzione alle rondini che volano nel cielo, a scatti, seguendo traiettorie a noi incomprensibili, riempiendo però questo soffitto azzurro di grida felici.

 

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