“Un bagno di sangue se ci sgomberate”

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Non siamo in Afghanistan e nemmeno in Siria, Non siamo di fronte alle rivolte operaie degli anni ’60. Siamo di fronte a un manipolo di fascisti abusivi che si rivolgono così alla polizia.

Siamo nella sede di Casapound, covo dei fascistelli del terzo millennio, di quei cuccioli inadeguati, figli della violenza e dell’autoritarismo mai del tutto sopito in Italia.

La sede di Roma del movimento, occupata abusivamente dal 2003, con la connivenza delle autorità, (immaginatevi se fosse stata occupata da migranti), doveva essere sgomberata dalla guardia di finanza.

Le minacce dei fascisti hanno sortito l’effetto sperato, sancite addirittura da strette di mano tra polizia e manifestanti, un momento triste e vergognoso nella storia della Repubblica, dove alle minacce di quattro nerboruti fascisti ci si ritira in buon ordine. Cosa che non era successa alla scuola Diaz di Genova, dove l’irruzione della polizia aveva portato a pestaggi, fermi arbitrari e torture indegne di un Paese civile.

Salvini, sempre pronto a commentare l’attualità quando si parla di immigrati, sempre pronto a difendere il primato di polizia e carabinieri, oggi stranamente tace, di un silenzio vergognoso e complice. Lo Stato di Salvini, con due pesi e due misure, impedisce alla nave Diciotti piena di profughi di sbarcare, facendo la voce grossa coi più deboli, e poi guarda dall’altra parte quando le forze dell’ordine vengono sminuite da un movimento di estrema destra.

Scrive the Globalist: “(…)Stando a quanto dichiarato da Simone Di Stefano, nel palazzo di sei piani – con al suo interno 60 locali – vivrebbero alcune famiglie italiane rimaste senza un tetto. I mancati controlli erano stati disposti per ottenere le misure catastali, le misurazioni planimetriche degli spazi comuni e la ricostruzione della storia di questa occupazione. Ma tutto ciò non è stato fatto, facendo esultare il numero uno di Casapound, Gianluca Iannone, che ha commentato: “Non c’è stata nessuna perquisizione”.

Esultano questi piccoli insulsi resti di un tempo passato, simili però al vomito che cerchiamo di rimandare giù ma torna sempre in gola con la bile. Perché affrontiamo dei cicli, è risaputo, oggi l’estrema destra si vede garantita un’extraterritorialità che è gentilmente concessa da sovranisti e leghisti. Ma la storia spinge verso l’evoluzione, il progresso. Rigurgiti di questo genere servono alla società civile come banchi di prova, come la sofferenza che ha in se qualcosa di buono, di evolutivo se sappiamo coglierlo.

La Corte dei Conti però, non sembra propensa ad accettare lo stallo. La momentanea vittoria dei tartarughini neri è solo un episodio e lo Stato, prima o poi, deve farsi valere.

Prosegue e termina l’articolo del Globalist:

“ (…) A caccia dei responsabili di uno spreco milionario, i magistrati per ora hanno messo in fila tutti gli sgomberi evitati da CasaPound. Prima con Alemanno sindaco, poi con la stesura della shortlist degli edifici occupati firmata nel 2016 dal prefetto Francesco Paolo Tronca. Lo stabile all’Esquilino è nell’elenco dei 93 immobili occupati abusivamente stilato dalla questura, non tra le 16 situazioni più critiche individuate dall’ex commissario del Campidoglio. Anche durante l’amministrazione Raggi il quartier generale di CasaPound, dopo essere finito all’ordine del giorno di uno dei comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza per fare il punto sulla situazione degli sgomberi, è sparito dall’agenda del Campidoglio.”

Staremo a vedere cosa succederà, se lo Stato, per l’ennesima volta girerà la testa di fronte ai teppisti in camicia nera o se farà per una volta pulizia, come avrebbe fatto se gli abusivi fossero stati altri.

 

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