200 posti nella carta straccia

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Lo stillicidio di testate e giornalisti svizzeri continua. Alla contrazione strutturale della carta stampata, che da anni vede calare i suoi introiti pubblicitari, si aggiunge una serie di fusioni che stanno riducendo in maniera drastica i posti di lavoro.

Rimpasti, unioni di redazioni e riduzione dei costi, sono ormai un imperativo a cui niente e nessuno sembra sfuggire.

È di ieri l’ennesima notizia: CH Media, il gruppo sorto dall’unione di NZZ e AZ Medien, licenzia 200 persone, circa il 10% di quelle impiegate dai due gruppi. L’operazione di taglio che conosciamo bene, infatti fusione sembra quasi un sinonimo di licenziamenti, dovrebbe portare a un risparmio di 45 milioni di franchi.

Molti si ricorderanno dello sciopero dell’agenzia telegrafica svizzera, che tenne banco a inizio di quest’anno. (leggi qui) Sciopero che poi aveva portato qualche vittoria, come la sospensione del licenziamento per gli ultrasessantenni e un piano sociale migliorato per i licenziati. Ma i buchi restano, il numero di chi lavora e vede sulla sua testa la spada di Damocle dei tagli aumenta sempre di più. (Leggi qui)

A un impoverimento del panorama mediatico, segue l’accentramento di testate in mano a pochissimi gruppi, spesso con grossi interessi politici, parlavamo già in un recente passato di Christoph Blocher e della sua campagna acquisti di testate e portali regionali. (leggi qui) Quella che in Svizzera era la carta stampata sta diventando pericolosamente carta straccia. Il panorama si impoverisce e si globalizza, grossi gruppi pilotano idee di destra e liberiste, centinaia di persone rimangono a spasso. Una stagione grigia si fa strada nel panorama mediatico.

 

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