Il sogno di Walaschek (e quello di Petkovic)

Pubblicità

Di

La sensazionale impresa della Svizzera che ha battuto per 5 a 2 il Belgio, primo classificato nel “ranking” della Fifa ( tiene conto dei risultati negli ultimi 5 anni) è la più grande impresa nella storia del calcio rossocrociato? Per quanto simili confronti siano opinabili, no. Non eguaglia il 4 a 2 inflitto alla grande Germania al Parc des Princes di Parigi il 9 giugno 1938 nella ripetizione prima partita finita 1-1, rete di Trello Abegglen.

Hitler aveva appena annesso l’Austria e imposto al famoso tecnico Sepp Herberger  5 giocatori austriaci, assieme  agli ungheresi, i “brasiliani”, gli “artisti”  dell’epoca. Forza fisica e tenacia tedesca con l’aggiunta della tecnica sopraffina dei viennesi. E con la volontà di potenza del Reich, manifestata dalla svastica e dal saluto nazista. Herberger dopo il primo pareggio cambia 6 giocatori e va in vantaggio  per 2 a 0  dopo 22 minuti. Poco dopo la Svizzera perde Aeby per una profonda ferita alla testa, lo cura il dr. Paul Martin che nel 1924 ad Anversa aveva vinto l’argento negli 800 metri. Aeby rientra dopo 10 minuti, la Svizzera riprende coraggio  e segna con Genia Walaschek, profugo russo, al 42esimo, quel Walaschek celebrato da Giovanni Orelli che vedrà realizzato il suo sogno, perchè nella ripresa Bickel, il “brasiliano” rossocrociato pareggia, e poi il grande Trello Abegglen segna due volte nello spazio di 3 minuti al 75′ e al 78′. Di quella selezione svizzera diretta da Karl Rappan inventore del “Riegel” (catenaccio e contropiede) facevano parte Lauro Amadò e Tullio Grassi (Lugano),  Alessandro Frigerio che giocava nel Le Havre, e Renato Bizzozzero che giocava nello Slavia Praga (!). In porta Rappan preferî a lui e a Ballabio, Huber. In quella squadra giocava Severino Minelli, uno dei più grandi difensori d’Europa. Il Consigliere Federale Rudolf Minder mandò un telegramma di felicitazioni. Dopo il primo pareggio, gli svizzeri ebbero un premio di ben franchi 100. Dopo  il 4 a 2 si suppone almeno il doppio, ma il premio rimase segreto.

L’eco fu straordinaria e durò una ventina d’anni.. All’inizio degli anni 50 mio papà (frequentavo le primarie) mi raccontava di quella memorabile impresa che per molti andava appaiata al 2 a 2 strappato al Brasile nel 1950, con il pareggio di Fatton, già autore della prima rete, all’88esimo. E con un episodio famoso: sulla prima rete dei brasiliani la palla era nettamente uscita a fondo campo. Gli svizzeri si fermarono, ma l’arbitro non fischiò e il Brasile, messa la palla al centro, passò in vantaggio. In entrambi i casi la Svizzera non andò avanti sconfitta dall’Ungheria nel 1938 e dalla Jugoslavia nel 1950, presenti nella selezione i ticinesi  Lusenti e Felice Soldini che giocavano nel Bellinzona. Era ancora in campo  Bickel, con Neury del grande Locarno, e il talento Kiki Antenen. Di quella squadra, Eggimann divenne giornalista, Quinche telecronista alla SSR.

Recente l’impresa del 2010 con la Svizzera che sconfisse la grande Spagna campione d’Europa per uno a zero, rete beffarda di Gelson Fernandez segnata con una “scarpata” poco nobile. Ma fu solo fortuna, il gioco non c’era. In tutta logica  la Svizzera non andò avanti, mentre gli spagnoli si laurearono campioni del mondo. E ora l’impresa contro il Belgio segnata da episodi altrettanto memorabili. Elvedi che fa “harakiri” mandando in rete il Belgio con un perfetto invito. La difesa, priva dei centrali titolari Akanji e Schär  non esce ad affrontare l’avversario (T. Hazard) che raddoppia e poi il mezzo (perlomeno…) miracolo, sulla spinta del terribile Mbabu, con Seferovic (che non segnava nemmeno a porta vuota) trasformato in grande e implacabile “goleador”, con Elvedi che si fa perdonare l’errore nell’unico modo possibile, segnando il 4 a 2 che qualifica la Svizzera, il 3 a 2 non sarebbe stato sufficiente, avendo il Belgio segnato una rete di più in trasferta. E poi il 5 a 2, la “manita” come dicono gli spagnoli. La Svizzera di Pektovic, attaccato in tutti i modi, e in modo subdolo, con chiare connotazioni xenofobe, dopo la sconfitta con il Qatar è nelle quattro migliori d’Europa e parteciparà al torneo finale in Portogallo la prossima estate.
La squadra è apparsa fortissima: Petkovic la fa giocare a memoria, ma non c’è solo una perfetta oganizzazione di gioco: c’è una buona tecnica di base, una buona forma fisica che comprende velocità e resistenza, tutti si aiutano, nessuno tenta la giocata ad effetto per la propria gloria, c’é la qualità e la quantità, di tutto e di più: insomma, strano ma vero, se il Belgio è riuscito ad arrivare al primo posto al mondo, tenuto contro dell’età dei rossocrociati non sembra impossibile che ci si possa arrivare pure noi, anche se il “ranking”, il rango, come tutto nel calcio, non rappresenta un valore matematico.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!