Addio Stan Lee, papà dei nostri eroi

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Ai tempi degli antichi Greci, si credeva che gli dèi spesso scendessero dall’Olimpo e camminassero tra gli uomini. Oggi, nel mondo parallelo in cui noi nerd ci muoviamo, quella realtà riletta e trasfigurata dal nostro immaginario collettivo denso di fantasia, il posto degli dèi è stato preso dai supereroi. Perchè sono un po’ come noi, persone normali che fanno cose straordinarie: e quella loro parte umana, che li rende a noi più vicini, è il frutto della mente di Stan Lee, il papà dei più famosi personaggi dell’universo Marvel, che ci ha lasciati ieri alla veneranda età di 95 anni.

Distanziandosi dalla precedente visione del supereroe idealizzato e perfetto (l’alieno proveniente da un altro pianeta Superman e il miliardario Bruce Wayne/Batman), Stan Lee creò personaggi complessi, spesso vere e proprie persone comuni che sviluppano a un certo punto incredibili poteri per via di un evento straordinario (l’esposizione ai raggi gamma di Bruce Banner/Hulk, il morso del ragno radioattivo per Peter Parker/Spiderman). Essi, però, rimangono comunque umani, con i loro pregi e difetti: si innamorano, sono arroganti e con un caratteraccio, hanno infanzie infelici, litigano e si ammalano pure.

Stan Lee ci lascia in eredità questo mondo fantastico, un universo in cui, appunto, i supereroi camminano accanto agli uomini, fanno l’altalena con le ragnatele fra i grattacieli di Manatthan, volano nei cieli di New York o scendono dall’Asgard per amore. Un mondo in cui ognuno di noi può sognare, un giorno, di sviluppare il suo superpotere, scoprire all’improvviso di essere un X-Man e provare a salvare il mondo: magari nei fine settimana, perchè nel frattempo si lavora..

Spider-Man, Hulk, Thor, Iron Man e tutti gli altri rimangono ora orfani del loro papà, dell’uomo che amava le sue creazioni al punto da avere l’abitudine, ormai nota agli appassionati, di ritagliarsi una piccola particina, un cameo nei suoi film: un ruolo da persona assolutamente normale, che fosse un postino, un barbiere o un autista di autobus, lasciando ai suoi spettatori il compito di riconoscerlo.

E ci piace immaginarlo ora guardare le sue creature dall’alto, spingere Spider-Man per farlo dondolare dall’Empire State Building, cercare di calmare la furia di Hulk, oliare l’armatura di Iron-Man. E tutti quanti, saremo un po’ tristi senza quell’attenzione e quella curiosità di vedere quale ruolo Stan si è inventato per sè stavolta.

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