Appropriazione culturale: multiculturalismo o maleducazione?

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Davanti all’obiettivo della macchina fotografica c’è una ragazza dalla carnagione chiara e il viso pulito. Indossa un vestito bianco cosparso di fiori e dietro di lei solo lo sfondo ocra, che risalta ancor di più la sua capigliatura voluminosa, quasi afro. Cosa c’è di particolare in questa descrizione vi starete chiedendo; beh sta tutto nella pettinatura, ritenuta un chiaro- e irrispettoso- riferimento alla cultura afroamericana. La fotografia è per la nuova copertina di Vogue. La modella è Kendall Jenner, famosa per essere una componente del clan dei Kardashian. L’accusa? Quella d’appropriazione culturale.

Ma cos’è esattamente “l’appropriazione culturale”? Esistono varie definizioni, molte delle quali spesso ricadono in spiegazioni articolate ed espresse con un linguaggio accademico. Cercando di spiegarlo in maniera semplice, l’appropriazione culturale è quando vengono presi determinati elementi, come ad esempio simboli, oggetti oppure idee appartenenti a una specifica cultura o popolazione, e li si svuota del loro significato; e questo, molto spesso, per ragioni di pura estetica.

Viene utilizzato il termine “appropriazione” perché il concetto si basa su una gerarchia di potere. Nel mondo ci sono infatti delle società che, vuoi per una questione di numero, vuoi per una questione storica, esercitano maggiore potere rispetto ad altre. Questi gruppi vengono considerati “dominanti” e legittimati, in un certo senso, a spogliare e a derubare i popoli “inferiori” (ovvero le minoranze) della propria cultura, riducendola così a una banale caricatura razzista.

Ovviamente tutti siamo uguali e tutte le tradizioni sono importanti, però purtroppo non tutte vengono percepite in egual modo.

Alle nostre latitudini l’appropriazione culturale è una nozione ancora sconosciuta, sostanzialmente perché ci troviamo in un continente frastagliato e composto da innumerevoli Stati ed etnie, ma di fatto omogeneo ed impostato secondo canoni considerati universali per noi occidentali. Ma se ci allontaniamo, e approdiamo in America dove, fra l’altro, questo concetto è stato coniato, ci accorgiamo che il fenomeno è più frequente di quanto pensiamo. Negli States oltre alla popolazione –maggioritaria – caucasica, vi sono altre più piccole comunità, come gli afroamericani oppure i nativi, che per secoli sono stati vittime del colonialismo europeo e dalla nostra brama di estirpare le loro tradizioni.

Se fino a ieri provavamo disprezzo per la loro cultura, oggi ci facciamo influenzare proprio da essa. Non è di certo un segreto che l’industria dell’alta moda prenda spunto o ricopi capi appartenenti a determinate culture e così per la musica, l’arte, l’architettura, la filosofia ecc…

Famose sono le lotte dei nativi americani per far sì che sparissero simboli che richiamano il loro popolo utilizzati dalle squadre di football e limitare l’impiego del Kostoweh, il tipico copricapo piumato, nei servizi fotografici per scopo decorativo; questo perché il Kostoweh viene in origine utilizzato per cerimonie e rituali, e come tutti gli oggetti sacri, può essere indossato soltanto in determinate circostanze e non da chiunque.

Per gli afroamericani invece pensiamo ad esempio al blues, al jazz e al gospel; generi musicali famosi e apprezzati in tutto il mondo, avi di quasi tutte le melodie che ascoltiamo oggigiorno, eppure nascono fra i campi di cotone, da canzoni semplici, che cantavano a squarciagola gli schiavi neri per dare ritmo al loro lavoro, per sentirsi ancora umani in un epoca dove erano considerati solo animali.

Ma come facciamo a distinguere l’abuso dall’apprezzamento culturale? La linea che separa le due cose in certi casi non è sempre netta. Senza accorgercene possiamo ricadere nella blasfemia e nella maleducazione culturale molto facilmente oppure creare polemiche sterili, nate da una nostra eccessiva attenzione.

L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di continuare sempre ad informarsi, ed a essere aperti alle altre culture, solo così possiamo apprendere fino in fondo l’importanza che vi è dietro un oggetto specifico.

Tutte le culture devono essere omaggiate con rispetto, perché significa rispettare noi, come esseri umani. Noi siamo un insieme di esperienze, di idee e di tradizioni che plasmano il nostro essere, sono il nostro bagaglio a mano che teniamo stretto quando viaggiamo per il mondo, sono lo specchio che riflette quello che siamo.

Appropriarsi di qualcosa che è di qualcun altro e farne cosa nostra per renderci più esotici, più “fighi” equivale a mettersi una maschera di carnevale. Possiamo ritenerci bellissimi con il nuovo tatuaggio maori al braccio e i dreadlocks, ma il loro significato non ci appartiene, rimarremo sempre dei falsi.

 

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