Autarchia per un Ticino verde e sconvolto!

Di

Vi ricordate quanti quattrini generavano i canapai?

E vi ricordate come si viveva durante gli anni dei canapai?

Vi ricordate che i pedalò venivano affittati anche se pioveva poco?

Che gli alberghi di media categoria facevano il tutto esaurito?

E quanti turisti sciallissimi affollavano i negozi?

O i clienti in piena crisi da fame chimica ai ristoranti?

Ma almeno vi ricordate che non si spacciava più erba al parco?!

Vi ricordate quanto guadagnava un contadino del Piano di Magadino?

E quanti posti di lavoro hanno sgravato gli uffici di collocamento?

Vi ricordate il senso di libertà e rinnovamento?

Tutto era ancora disorganizzato, e con poche regole con gli imprenditori che si muovevano sparpagliati, ma il potenziale era sotto gli occhi di tutti. Eravamo quasi riusciti a sollevare un territorio di periferia come il Ticino, eravamo ad un passo dal fare la storia … poi è arrivato il Peru e siamo tornati ad essere drogati di perbenismo e la storia oggi la fa il Canada.

AUTARCHIA SUBITO! FEM UL TESIN GRAND AMMÒ!

Vogliamo vincere facile e vogliamo vincere subito? Allora per prima cosa si legalizza l’erba, la mariagiovanna! E si incentivano nuove aziende del settore marijuana, dai tessili all’edilizia dalla farmacopea al benessere al turismo! È facile e c’è chi farebbe la fila in un territorio come il nostro dove già oggi riusciamo a produrre la migliore erba d’Europa ma non possiamo dirlo ad alta voce.

Della maria non si butta niente e tutto porta profitto, è molto meglio del maiale e accontenta pure i vegani e gli animalisti, noti rompiballe. In sei mesi cresce e matura poi una volta lavorata ci si fa di tutto: bioplastiche, diversi tipi di olio, tessili di ogni genere, scarpe, camice, giacche, spugne, carta, cartone, mattoni, creme, sciroppi, materiale isolante, marmellate, biocombustibili, nanomateriali per stoccare energia, automobili, medicine, canne, cannoni … e tanto altro che ancora non conosciamo.

Giusto il tempo di organizzare queste cosette e saremmo pronti a realizzare un Paese assolutamente felice e tranquillo, quasi onirico; basterà alzare enormi muri di canapa alle frontiere, tutta la filiera di produzione canapa e calce è carbon negative, cioè toglie più CO2 dall’ambiente di quanta ne verrebbe immessa lavorando con il cemento e i biomattoni sono riciclabili.

Potremo stampare la nostra cartamoneta di canapa che chiameremo Francomaria (piace anche al Fares), l’enorme produttività di cellulosa della canapa comporta grandi vantaggi, sapete che un ettaro di canapa in pochi mesi produce la stessa quantità di 4 ettari di foresta? E che la sua lavorazione è 80% meno inquinante e non necessita acidi? Fare carta di lino o di canapa porterebbe vantaggi ambientali enormi e aiuterebbe ad invertire il fenomeno delle deforestazioni.

Perché basare totalmente la nostra economia sul materiale del futuro, la ganja, la marijuana, cannabis, erba o canapa indiana che dir si voglia è un dovere morale e non solo un’opportunità. Accanto all’A2 e alle strade del Mendrisiotto si dovrebbe già oggi piantare intensivamente solo canapa, se pensate che in fase di crescita la maria cattura 4 volte più CO2 immagazzinata mediamente negli alberi; dai, puliamo l’aria prima del rally!

Ci eravamo quasi riusciti: Ticinesi che avrebbero potuto mangiare germogli di maria, che avrebbero potuto vivere in case di ganja, vestiti di marijuana e viaggiare su auto di cannabis mosse da biocarburanti, avrebbero potuto andare a scuola con quaderni di erba e pulirsi il sedere con canapaigenica … poi è arrivato il Peru e siamo tornati ad essere drogati di perbenismo, io me ne vado a Montreal per trote e voi?

 

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