Autodeterminazione, no grazie?

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La controversa iniziativa per l’autodeterminazione è stata bocciata ieri dalla maggioranza del popolo svizzero. Le tesi difese dai democentristi non sono riuscite a fare breccia nell’elettorato elvetico, certo. Nemmeno in Ticino, dove il NO ha racimolato un incoraggiante 53,9% dei votanti. Ma intanto il veleno, proprio come una goccia d’inchiostro che cade e continua a cadere in un bicchier d’acqua, ha ulteriormente intossicato il clima politico. Lo ha fatto giocando ancora una volta con la pancia del Paese, in uno stillicidio che continua da anni.

Minareti, libera circolazione, prima i nostri, criminali stranieri. Ogni volta con un nuovo argomento. Con l’ennesimo pretesto. Utile a una causa, a un fine ben più inquietante. Sempre più consapevoli di avere a che fare con una classe dirigente che gioca sporco, che sparge odio e poi gli dà fuoco. Che semina paura per poi raccogliere sfiducia e indifferenza. Nel frattempo tutto si mescola, s’intorbidisce, i pensieri si annebbiano e le tossine inoculate entrano in circolo. Fanno effetto. Così, d’improvviso, ti ritrovi in un Paese paralizzato senza nemmeno aver capito bene come.

“Una decisione che ci fa molta paura.” È stato questo il commento sprezzante e francamente fuori luogo rilasciato a caldo da Piero Marchesi. “Il principio dell’autodeterminazione – ha aggiunto il presidente dell’UDC ticinese – fa parte del nostro Paese sin dalla sua fondazione, ora il popolo svizzero ha deciso di non volerlo più. Il pericolo è che la democrazia diretta si spenga e sia relegata a puro esercizio di divertimento.”

Divertimento? Come se davvero ci sia qualcuno che quando va a votare su questi temi lo faccia sbellicandosi dalle risate. O anche solo con un filo di buonumore. Anche questo, in realtà, è stato un voto contro. Contro il pericolo che la Svizzera si ripiegasse su se stessa con il rischio di un’implosione. Contro la democrazia a sovranità limitata millantata dalla Destra. E, va bene, la Destra ha perso così com’era stato ampiamente previsto dai sondaggi.

Eppure non basta. Non è sufficiente poter dire “fino a qui tutto bene”. E magari poterlo anche ripetere in occasione della prossima votazione pensata ancora una volta per minare i diritti di tutti noi grazie a qualche altra iniziativa simile a questa. Non basta perché come si diceva in quel film francese in bianco e nero, dal titolo quantomeno profetico (n.d.r “L’odio”), non è la caduta il vero problema. Casomai l’atterraggio. E dove questa contrapposizione politico-ideologica ci porterà davvero non è ancora chiaro. Certo, pensare che la storia si ripeta e che il passato si possa riproporre tale e quale è praticamente impossibile. Ma a volte la storia fa rima con se stessa. E l’unico modo per impedirlo è impegnarsi. Farlo per difendere i propri diritti, sapendo chi è il proprio avversario. Senza mai abbassare la guardia. Soprattutto quando si marca punto.

 

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