Balairatt, di nuovo sotto i riflettori

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Dare dei ratti ai frontalieri è etico? No. Marchesi e Chiesa lo sanno benissimo, ma fanno finta di nulla. Recentemente, è tornata alla ribalta la famosa campagna Balairatt. Un paio di deputati italiani, il pentastellato Niccolò Invidia e la forzaitaliota Lara Comi, entrambi attivi nel Varesotto si sono lamentati ed hanno attaccato le immagini dei lavoratori italiani accomunati a dei ratti.

La campagna Balairatt è vecchia, ma al congresso dell’UDC giravano ancora dei volantini coi tre ratti in bella vista, due con nome italiano e uno slavo. Marchesi, sul CdT si lamenta: sono i lombardi che strumentalizzano. Certo, come per Quadri, sono sempre gli altri a strumentalizzare, non loro che sparano cretinate esecrabili.

Sgomberiamo il campo dagli equivoci. Nessuno nega il problema dei frontalieri, soprattutto nel Mendrisiotto. Bisognerebbe però sempre ricordare che se i frontalieri lavorano al posto dei ticinesi, è per colpa di gente che lucra sulle differenze di stipendio, e lì il primanostrismo cozza invariabilmente col pro saccoccia. Ma diciamo cose ovvie.

Non ovvio è sminuire una campagna che è stata una puttanata epocale. Una delle campagne più vergognose, cattive e insulse realizzate in Ticino negli ultimi decenni. Perché rappresentare dei lavoratori, che alla fine non hanno colpa se non quella di volersi guadagnare il pane, come esseri immondi portatori di malattie è proprio una cosa schifosa. Già lo sappiamo che quella campagna, di otto anni fa, aveva tristemente ricordato i paragoni che i nazisti facevano con gli ebrei, e in quest’ottica ci si domanda se sia veramente così strano Tuto Rossi col suo video sui ne**ri e i bleniesi quando il substrato in cui si agitano lui e i suoi amici è quello appena descritto sopra.

Semplicemente non si può prendere una categoria di persone, di lavoratori, e massacrarli come se fossero bestie immonde e puzzolenti.

L’UDC è vettrice di una cultura dell’odio, come la Lega, le loro iniziative sono spesso distruttive, atte a smantellare delle cose, mai a costruire o a migliorare il Paese in cui viviamo.

Questa cultura, questo modo di fare e vedere le cose, sempre strillante additando un nemico, sarà pagante in termini di voti, ma non fa crescere il nostro Paese di un millimetro.

 

 

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