Cercare il proprio io nel … fratello

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Tutti sappiamo chi è Daniel Pennac. Il geniale inventore di Benjamin Malaussène ed il grandissimo uomo di scuola, l’autore di uno dei libri più importanti per l’insegnamento della lettura : «Come un romanzo», del 1992. Lo scriviamo così, tanto per ricordare le sue pubblicazioni più interessanti.

In questi giorni è tornato in libreria con un titolo atipico: «Mio fratello». Un romanzo abbastanza anomalo per le sue corde, una sorta di ricordo tributo al fratello appena morto. In italiano queste situazioni vengono descritte con un brutto modo di dire: l’elaborazione del lutto.

Bernard, questo il nome del fratello appena morto, aveva cinque anni più di lui ed era il più amato dallo scrittore (erano in quattro). Un tipo speciale: timido, taciturno, quasi imbarazzato nel lasciar trapelare una qualsiasi minima emozione. Sapeva «esprimersi tra le parole», con ironia e parlando d’altro confidava se un libro gli era piaciuto o no, pungente e severo, però sempre fiero di avere un fratello scrittore. E’ sempre stato così, ma solo da cadavere riesce a rivelarsi nel suo specifico a Daniel. Fra loro i rapporti non erano frequenti eppure il legame era davvero speciale, nelle rare occasioni di incontro giocavano a scacchi proferendo poche parole. Quelle giuste, che colpivano, sia l’uno che l’altro. Ed ora eccolo lì, cadavere, con un pancione che non finisce più, lui che è sempre stato magrissimo. La morte è dovuta ad un errore, per un’ improvvida operazione alla prostata. Ma Daniel non è arrabbiato e non sta urlando vendetta al cielo. Adesso lui vuole solo ricordare una volta di più Bernard, cercare di capirne un qualche segreto sempre sfuggito. E per fare questo si avvale di un racconto di Melville che sta portando sulle scene teatrali proprio in questo momento. E qui siamo alla seconda storia di «Mio fratello». Un anonimo scrivano, Bartleby, trova lavoro presso uno studio di avvocatura. E’ un tipo abbastanza enigmatico, chiuso in se stesso sembra sempre rifuggere da qualsiasi rapporto sociale. Fa il suo lavoro ma in modalità del tutto originale. Tant’è che quando le ragioni di ufficio lo chiamano ad altri compiti, in collaborazione con i colleghi, lui si ripara dietro ad un «preferirei di no». E affronta il peggio… fino al licenziamento e … . I due eroi, quello di Melville e quello di Pennac, si assomigliano: lontanissimi dalla mondanità vogliono solo un po’ di requie, al riparo dal rumoroso consorzio umano. Le analogie crescono pagina dopo pagina, con i capitoli che si alternano (uno per Bernard e l’altro per Bartleby) e per il lettore è una continua scoperta.

Ed è questa la prima grande forza del romanzo di Pennac: dimostrare come la letteratura, quella di Melville ma anche e soprattutto la sua, sia un qualcosa di reale, di fisico. Che aiuta, anche nei momenti più duri. La seconda è l’atto di amore che sottende tutta la pubblicazione: un gesto tenero e profondo. Per un libro che emoziona e … fa male. Come è giusto che sia. Grande Pennac!

 

«Mio fratello , 2018, di Daniel Pennac, trad. Yasmina Melaouah, ed. Feltrinelli, pag. 121, Euro 14,00, 2018.

 

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