Dalla Danimarca termovalorizzando il futuro

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Quarto castello a parte, sorto a imperitura memoria nel Bellinzonese quand’era ancora a capo del dicastero del territorio un certo Borradori, d’inceneritori ce ne sono davvero d’ogni forma e dimensione. Eppure, uno come quello costruito in Danimarca, ancora non lo avevamo visto e neppure immaginato nei nostri incubi peggiori. Costato la ragguardevole cifra di 670 milioni di dollari, produrrà energia a impatto zero bruciando i rifiuti della città di Copenhagen e dintorni.

400.000 tonnellate d’immondizia all’anno che verranno dissolte come per magia, termovalorizzate. Ma, attenzione, perché quest’imponente struttura non sarà soltanto fonte di nuova energia, per i cittadini della capitale scandinava. No. Posizionato nel bel mezzo di un parco pubblico, attrezzato di piste ciclabili e impianti sportivi, esalerà anche tanta gioia e buon umore.

Sul lato più alto del novello colosso danese c’è infatti una parete artificiale d’arrampicata da Guinness dei Primati. La più alta al mondo. E se tutto ciò ancora non fosse sufficiente a camuffare e a rendere familiare l’impianto mangiarifiuti, sul tetto c’è perfino una pista da sci che entrerà in funzione a partire da dicembre. Giusto per non farsi mancare nulla, ma proprio nulla, sotto le feste di Natale.

Il nuovo impianto ne sostituirà uno ormai vecchio e, oltre a fornirà energia elettrica a sessantamila abitazioni, produrrà acqua calda per più di centocinquantamila famiglie. Già. Ma come la mettiamo con i tanto vituperati fumi prodotti dalla combustione dell’immondizia e con le temibili nanoparticelle? Uno di solito, a sciare, ci va in montagna anche perché lì c’è l’aria fina. Ebbene, niente paura, dato che dai camini uscirà solo tanto e innocuo vapore acqueo.

La pista da sci lunga 200 metri e larga 60, prevede un grande tornante e una pendenza a fino al 45%. Un ascensore e tappeti mobili permetteranno di accogliere e gestire finoa duecento sciatori e il biglietto costerà 12 franchi all’ora. Una struttura che al posto di quella vera utilizzerà “neve di plastica”. Un fondo in plastica, fornito da Neveplast, ditta bergamasca leader nel settore delle piste da sci “sintetiche”. Così, alla faccia dei capricci della meteo, sarà sempre e comunque possibile sciare con la normale attrezzatura e indipendentemente dalle condizioni climatiche. Due, o quattro gradi in più, poco importa. Alla faccia del surriscaldamento globale e della montagna di rifiuti che produciamo e di cui la plastica ne è un degno rappresentante. Il futuro è meno peggio di quello che ogni tanto ci vien da pensare. Il sol dell’avvenire risplende sui fiordi della Danimarca.

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