Di Maio e il condono edilizio: due pesi e due misure

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I Pentastellati ci hanno ormai reso avvezzi alla loro politica del “due pesi e misure”. Se in piazza amano gridare “onestà!” e sui social brandiscono trasparenza e giustizialismo come le armi politiche più efficaci ad annientare il nemico “piddino” o “pidiota” , nella realtà sono spesso pronti a chiudere un occhio se i loro esponenti non sono ligi al rigore grillino.

Gli esempi della loro flessibilità non mancano e sono sotto gli occhi di tutti.

Agli albori del Movimento, ricevere una informazione di garanzia era condizione sufficiente all’espulsione immediata di un membro dal partito. Questa regola era stata però immediatamente superata in occasione dell’inchiesta sulle nomine che ha coinvolto Virginia Raggi, sindaco grillino di Roma, che la vedeva indagata per falso e per abuso di ufficio, accusa quest’ultima poi archiviata. In quel caso si era deciso di dare piena fiducia alla sindaca e respingere qualsiasi ipotesi di sua dimissione dalla carica.

Successivamente, quando la Lega, alleata di governo del Movimento, è stata condannata a restituire 49 milioni di euro (ottenuti con finanziamenti irregolari al partito) allo Stato, i grillini hanno dimenticato i tweet e video di accuse al vetriolo di qualche anno prima e ignorato con un velo di imbarazzo la questione.

Curiosa è anche la vicenda che ha visto protagonista Paola Taverna, vice presidente del Senato. La ex pasionaria del Movimento, nota per le sue posizioni no vax e per i suoi interventi urlati dai banchi del Senato, ha una madre che abita in un alloggio di edilizia pubblica a Roma, apparentemente senza averne titolo. Il Campidoglio, da mesi impegnato a sfrattare da queste ex case popolari chi non ne ha diritto, non ha risparmiato neppure l’anziana madre della Taverna. Secondo la grillina Raggi, la procedura andrà avanti senza fare sconti a nessuno. Il vice Presidente del Senato, invece, non la pensa allo stesso modo e, invece di tacere o di aiutare sua madre economicamente e permetterle di abitare in un appartamento “regolare”, ha pensato bene di minimizzare l’accaduto incolpando le precedenti amministrazioni capitoline, ovviamente di area PD.

Infine, c’è la recente vicenda di Luigi di Maio, vice Presidente del Consiglio e Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico. Un’inchiesta de La Repubblica ha rivelato che il padre di Di Maio nel 2006 avrebbe sanato gli abusi della casa di famiglia a Pomigliano d’Arco pagando una multa di 2000 euro.

Antonio Di Maio, geometra e piccolo imprenditore, avrebbe infatti fatto istanza per condonare il piano secondo e terzo della palazzina di famiglia, un’area di circa 150 mq., che risultavano non a norma. Tecnicamente si trattava di un “ampliamento di un fabbricato esistente al secondo e al terzo piano”, sito nella palazzina costruita dal nonno del ministro nel 1966. Il Ministro Di Maio ha poi replicato dettagliatamente a Repubblica, respingendo ogni ipotesi di condono edilizio e sostenendo che si trattava di uno scoop creato ad arte dal quotidiano. Secondo il Ministro, la palazzina all’epoca della sua costruzione nel 1966 non avrebbe violato alcun regolamento. Negli anni ’80, usufruendo delle nuove regolamentazioni emanate a seguito del terremoto in Irpinia in vista della ricostruzione di molte aree disastrate della zona, il padre avrebbe chiesto la regolarizzazione della palazzina. Tuttavia, come Repubblica dichiara presente negli atti depositati negli uffici del comune, gli abusi che il geometra di Maio avrebbe chiesto di regolarizzare non sarebbero risalenti al 1966 epoca della ricostruzione, ma almeno a dieci anni dopo. Inoltre, il geometra sarebbe riuscito a pagare solo 2000 euro, nonostante la superficie da condonare equivalesse a 150 metri, ripartita tra camere da letto, studi con lucernai e tinelli in quanto, per distrazione, avrebbe dichiarato meno metri quadrati di quanti effettivamente risultano dalla documentazione presentata.

Non c’è stata però traccia di questa indulgenza con Rosa Capuozzo, sindaco grillino di Quarto espulsa dal Movimento qualche anno fa. Di Maio con lei sarebbe stato molto duro: la sindaca infatti viveva in una casa con un’opera ancora da condonare e questo abuso non fu considerato accettabile dai leader del Movimento.

I Cinque Stelle dunque continuano a dare al rispetto delle regole una loro personale interpretazione. Ciò che è duramente condannato ad oppositori politici, agli esponenti del Movimento, soprattutto ai fedelissimi, è spesso concesso. Le regole, che gli altri devono rispettare pena un esasperante giustizialismo e pubblica gogna, vengono interpretate a loro piacimento, in base alla necessità del momento. E gli esponenti compatti fanno muro supportandosi gli uni con gli altri.

Il vento sta cambiando, dicono spesso i grillini. Eppure sembra di respirare proprio la stessa aria stagnante della vecchia, intramontabile peggiore politica.

 

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