Domani le elezioni di midterm USA

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Cosa valgono ancora i sondaggi al giorno d’oggi? Verrebbe da dire non molto, dopo i vistosi fallimenti nelle recenti votazioni ed elezioni, non solo statunitensi.

Domani è il fatidico giorno delle elezioni di metà mandato statunitensi, le elezioni che cambiano gli equilibri della Camera e di un terzo del Senato.

O perlomeno le cambiano se succede qualcosa di significativo. I Democratici, lanciati come missili all’attacco di Donald e dell’establishment repubblicano l’estate scorsa, mantengono il vantaggio, anche se eroso negli ultimi tempi. I sondaggi danno loro ancora 7 punti di vantaggio (ad agosto erano 14).

Abile e spregiudicato come al solito, Trump ha capitalizzato la provvidenziale marcia di qualche migliaio di clandestini latinoamericani, minacciando di mandare 15’000 soldati (i migranti sono solo 7’000) per fermare l’orda.

La quantità di chicanos che cercano di raggiungere un confine che sanno quasi sicuramente di non poter valicare lascia perplessi. A che pro fare migliaia di chilometri, a piedi o in camion, sapendo che all’arrivo c’è l’esercito ad attenderli?

Certo è che come sempre si devia l’attenzione degli elettori, che dimenticano così le magagne di ogni giorno, stringendosi intorno al commander in chief (chi si ricorda Bush?) che li protegge dall’invasione.

Domani sicuramente degli equilibri cambieranno, magari i dem si prenderanno la Camera, cambiamento peraltro non inusuale nelle elezioni a metà mandato. Questo renderà un po’ meno operativo il presidente. Come sempre, però, sono soprattutto le divisioni interne ai democratici a fare davvero male al fronte di sinistra.

Trump è un mago, diffonde migliaia di fake news, (più di 6000 si calcola da inizio mandato), crea nemici immaginari, fomenta le folle arrabbiate e incarognite, è un avversario spregiudicato e che non disdegna i colpi bassi. Ma è una sinistra poco compatta e indecisa sulla linea da seguire a rendergli facile questo agire.

Colpa della sinistra, dunque? In parte. I democratici statunitensi hanno un ruolo importante, anche agli occhi dell’Europa. A loro si guarda per cogliere energia di riflesso, per leggere eventuali segnali di cambiamento. Nuovi volti, decisi ed energici, sorgono ovunque, ma devono, e qui è il problema grosso, confrontarsi con una vecchia guardia che fa barriera. Domani non sarà certo una rivoluzione, ma darà in parte la misura di quanto è saldo in sella The Donald, che al saldo delle castronerie che spara, ha già dimostrato un’abilità notevole nel rivoltare pronostici già scritti.

 

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