Etica e pubblicità. Impossibile?

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Tutti conoscete la storia recente in merito alle pubblicità dello stilista germanico, ritenute da molti sessiste e violente (leggi qui). L’immagine di una bella donna insanguinata con accanto un mostro munito di mannaia, in concomitanza con la giornata contro la violenza sulle donne, aveva urtato numerosissime persone e molti politici.

Levate di scudi e biasimo dei social avevano portato alla ribalta la questione, al punto da richiedere, in parlamento, di fare qualcosa a livello legale per impedire uscite del genere.

Attenzione, qui la questione si fa seria. Molti invocheranno libertà di parola, pensiero e immagine. E ci sta. La censura è sempre una brutta cosa.

D’altra parte ci sono immagini che, per esempio nella vicina Italia, vengono censurate non perché violente o evocative sessualmente, ma perché lesive della dignità della donna. Un bell’esempio è quello della pubblicità di un vino, apparsa nell’agosto di quest’anno su La Nazione. La pubblicità, che qui alleghiamo, rappresenta una donna vestita di bianco, con un calice di vino strategicamente appoggiato all’altezza del pube, immagine neanche troppo velata. Il vino si chiama “Me”. Lo slogan abbinato all’immagine: degusta me.

etica e pubblicità allegato

La pubblicità, in base agli articoli 1 e 10 del codice di autodisciplina pubblicitaria è stata censurata con un ingiunzione dallo IAP (comitato di controllo dell’istituto di autodisciplina pubblicitaria) . Lo IAP ha tra le sue finalità e funzioni “Una comunicazione commerciale onesta, veritiera e corretta è l’obiettivo che lo IAP persegue, attraverso un sistema consolidato, rapido ed efficace, in grado di eliminare la cattiva pubblicità e di tutelare quella buona”.

A rispettare il codice sono tenute le aziende che investono in comunicazione, agenzie, consulenti, mezzi di diffusione, concessionarie e per tutti coloro che lo abbiano accettato tramite la propria associazione, o mediante la conclusione di un contratto di inserzione pubblicitaria.

Dunque una specie di codice cavalleresco tra pubblicitari, codice che chi finisce per sottoscrivere deve poi rispettare. Dubitiamo molto che alle nostre latitudini esista una cosa del genere, ma forse sarebbe il momento di costituirla, in una giungla mediatica sempre più gridata e cinica, dove certi valori sembrano completamente scomparsi.

 

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