I pugni dei giovani democratici

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La notte americana, ci ha portato i risultati delle votazioni di metà mandato USA. Nulla di diverso, in fondo, rispetto ai pronostici. I democratici guadagnano la maggioranza della camera ma il Senato rimane saldamente in mani repubblicane.

Un cambiamento neppure poco usuale per una presidenza in corso. Semplicemente Trump avrà più difficoltà a ratificare le sue leggi da oggi in poi.

Chiaro è che il populismo di Trump fa ancora presa, nonostante tutto, su buona parte degli statunitensi, che vediamo, come in Europa, divisi soprattutto tra nord e sud e tra città e campagna.

Grande sconfitto però è il voto stesso. La più grande democrazia mondiale ha un sistema di voto, con l’iscrizione ai seggi, che penalizza di fatto le minoranze e i più poveri, che sono restii ad iscriversi. Ci era riuscito Obama dieci anni fa, non sembra invece essere stato un enorme successo questa volta dove la sperata ondata blu dei democratici, alla fine, si è rivelata una maretta.

Alcune cose buone però ci sono. A emergere, sono le nuove leve democratiche, in rotta di colllisione, nemmeno tanto velata, con la vecchia guardia. Parliamo di Alexandria Ocasio Cortez (leggi qui), dei socialisti americani, meteora democratica, che con 29 anni diventa la più giovane donna eletta nella storia al congeresso USA. O l’immigrata di origine somala e musulmana Ilhan Omar, che quasi con l’80% dei voti sbanca in Minnesota. O ancora Sharice Davids, veterana dell’esercito e anche lei prima nativa americana ad accedere al congresso per il Kansas. Tre donne giovani, tre donne che appartengono a fasce dimenticate o maltrattate negli USA.

Una lezione importante traiamo da queste elezioni, e ce la danno queste neoelette deputate che rappresentano non una, ma numerose minoranze spesso inascoltate, quella delle donne, degli ispanici, degli afroamericani, dei musulmani, dei nativi. Una minoranza da sola rimane tale, tante minoranze, unite, diventano maggioranza.

C’è chi dice che si possono capire le persone da come chiudono i pugni. I nuovi volti dei democratici non solo sanno chiuderli, ma sembrano anche saperli usare.

 

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