Il governo degli impresentabili gialloverdi

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La recente nomina di Stefania Pucciarelli a capo della Commissione per i Diritti Umani in Senato è l’ultima di una serie di scelte discutibili compiute dell’attuale Governo italiano. La senatrice leghista, eletta anche grazie ai voti del Movimento 5 Stelle, è senza dubbio un personaggio controverso. La sua storia politica è costellata da affermazioni inopportune, o raccapriccianti che dir si voglia, rilasciate nel corso degli anni sui social network.

Nel 2013 la Pucciarelli condivideva su Facebook la foto in bianco e nero di un cartello con la scritta “Se per razzista si intende chi difende la propria terra, allora siamo razzisti!”. Curiosamente, insieme alla foto la senatrice condivideva il link di un articolo del nostrano Mattino della Domenica che raccontava la vicenda di un furto di acqua ed energia da parte di alcuni nomadi in un campo rom a Verona, poi assolti, mentre l’allora sindaco Tosi veniva denunciato per propaganda di idee razziste.

La Pucciarelli, stando ai suoi post su Facebook, sembra non nutrire molta simpatia per i rom. Nel 2012 la senatrice condivideva un articolo che trattava di legittima difesa prendendo spunto da un caso di cronaca: un cittadino italiano aveva sparato a dei nomadi che avevano rubato nella sua proprietà in Veneto ma che, secondo il giudice, aveva ecceduto nel difendersi e che per questo era stato condannato ad un risarcimento di circa 120 mila euro. La Pucciarelli, come tutti i leghisti sostenitrice del rigore della legittima difesa, aveva commentato: “se uno deve pagare per essersi difeso, è meglio che la mira la prenda per bene”.

Lo scorso anno, poi, la senatrice commentava la proposta del Movimento 5 Stelle di introdurre dei corsi di “talent management” e “personal development” per sviluppare le capacità di comunicazione e relazionale e fornire degli strumenti per avviare delle attività imprenditoriali nei campi con un sarcastico: “è l’evoluzione bocconiana dei rom”. E infine solo cinque giorni prima della sua nomina la Pucciarelli festeggiava il ritorno delle ruspe che smantellavano il campo rom di Sarzana, poiché quella della distruzione dei campi nomadi è “una battaglia della Lega dal 2013”.

Le antipatie della Pucciarelli, tuttavia, si concentrano non solo nei confronti dei rom ma anche di stranieri, “zecche rosse” e omosessuali. Nel 2017 la senatrice aveva messo “like” al commento di un utente che protestava contro l’assegnazione di case popolari agli stranieri e suggeriva di dar loro invece di alloggi dei “forni”. Il like fu poi prontamente rimosso e la senatrice si scusò pubblicamente affermando che aveva messo “mi piace” al post per leggerezza e perché non aveva letto bene il suo contenuto.

Nel 2015 era la volta delle “zecche rosse” dei centri sociali. Il motivo scaturente era proposta di introduzione del reato di tortura, di cui l’Italia è priva, da parte del PD e dei Cinque Stelle. La Pucciarelli, contraria, ribadiva di essere dalla parte degli agenti e mai di quella delle “zecche dei centri sociali tutelate da schieramenti politici ben precisi che minano la democrazia.” Infine la senatrice sembra non gradire neppure gli omosessuali. Sempre su Facebook si è battuta contro la bufala della teoria del gender, contro l’organizzazione dei gay pride e ribadito più volte di essere contraria alle famiglie e alle adozioni omogenitoriali perché non naturali e contrarie ai principi del cristianesimo.

La Pucciarelli, come si diceva sopra, è solo l’ultima delle nomine poco opportune del Governo. Anche quella di Simone Pillon, senatore leghista, a vice presidente della Commissione Infanzia e Adolescenza sembra essere dubbia, soprattutto in virtù del disegno di legge che porta il suo nome e che tanto ha fatto discutere. Il ddl Pillon, arrivato in commissione Giustizia del Senato lo scorso 10 settembre, introduce la “bigenitorialità perfetta” in caso di separazione della coppia. Uno dei temi centrali è infatti quello del tempo trascorso con i genitori: indipendentemente dai rapporti intercorrenti tra i due genitori, il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con il padre e con la madre, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambe le figure genitoriali, con paritetica assunzione di responsabilità e di impegni e con pari opportunità. Tuttavia, il ddl è stato criticato dalle donne parlamentari del PD per alcuni punti controversi: l’art. 11 del progetto di legge prevede che chi non ha la possibilità di ospitare il figlio in spazi adeguati non ha il diritto di tenerlo con sé secondo tempi ‘paritetici’. Dunque, il genitore più povero, che secondo le parlamentari dem è quasi sempre la madre che subisce anche la separazione, rischia di perdere anche la possibilità di vedere il figlio. Il ddl è ancora in discussione, ma Pillon è un personaggio controverso anche perché organizzatore del Family Day, noto per le sue posizioni contro l’aborto e le adozioni gay.

Affine a Pillon è il ministro della Famiglia e delle Disabilità Lorenzo Fontana, anche lui di area leghista. Fin dalla sua nomina, Fontana ha fatto discutere. La sua prima dichiarazione è stata: “sono cattolico, non lo nascondo. Ed è per questo che credo e dico anche che la famiglia sia quella naturale, dove un bambino deve avere una mamma e un papà, mentre quelle arcobaleno per legge non esistono”. A sollevare polemiche anche le  precedenti prese di posizione. Nel suo libro “La culla vuota delle civiltà-l’origine della crisi” scritto insieme all’ex presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi e con prefazione del vicepremier Matteo Salvini, Fontana si schiera contro la legge 194 sull’aborto e parla delle unioni civili, sostenendo le politiche anti-migratorie e pro-vita del presidente russo Putin.

Non solo i leghisti, anche i Cinque Stelle sembrano avere dei problemi con la scelte dei ruoli chiave. Luigi Di Maio, vice Presidente del Consiglio insieme a Matteo Salvini, e Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali e dello Sviluppo economico (MiSe) è stato piuttosto incauto a nominare vice capo legislativo del MiSe il suo amico di vecchia data l’avvocato Enrico Esposito. La Rete non dimentica e, anche in questo caso, sono spuntati dei vecchi tweet sessisti e omofobi del suddetto avvocato. In un tweet Esposito se la prendeva con la deputata di Forza Italia Micaela Biancofiore dandole della prostituta (termine qui edulcorato), in un altro commentava la foto di due donne chiedendosi come mai non indicassero nella didascalia la loro tariffa oraria e infine si diceva contento per l’introduzione delle quote rosa al Parlamento perché almeno “così le togliamo dalla strada”. Per quanto concerne gli omosessuali,poi, Esposito aveva commentato la notizia della chiusura di alcuni negozi di Dolce e Gabbana con il tweet “si può sempre entrare dal retro”.

Tuttavia, come da tradizione, Esposito ha in seguito negato di aver scritto seriamente quei tweet, accusando di essere stato gettato nella ormai famosa “macchina del fango” e di aver pronunciato quelle frasi per bocca di un personaggio radiofonico che allora stava interpretando. Una macchietta dunque, una finzione, proprio come ha affermato Rocco Casalino, Capo Ufficio Stampa e Comunicazione del Presidente del Consiglio, famoso per mandare emoticon con il dito medio ai giornalisti e per gli appunto “finti” video in cui dice che down, anziani e bambini gli fanno “schifo” e che “i poveri puzzano”, filmati che hanno suscitato sdegno ma che sarebbero invece esercizi di recitazione, virtuosismi di quando l’ex partecipante del Grande Fratello ancora ambiva alla carriera cinematografica e non si interessava di politica.

Performance ormai lontane nel tempo quelle di Casalino, esattamente come quelle della attuale vice Presidente del Senato Paola Taverna, strappata a Zelig, o all’osteria come direbbero i più maligni, e famosa per le sue invettive contro i politici. Negli anni l’ex segretaria romana ha, tra le altre cose, espresso il desiderio di sputare in faccia a Berlusconi, di appendere per le orecchie la Raggi e definito il governo Gentiloni una “torta di letame”, oltre ad aver fatto per anni campagna contro i vaccini.

Pucciarelli, Pillon, Fontana, Esposito, Casalino e Taverna sono l’esempio dell’inadeguatezza dell’attuale Governo italiano o comunque della incapacità dei suoi esponenti di scegliere delle personalità preparate e all’altezza del compito che sono chiamate a svolgere. Dal Governo che si definisce “del cambiamento” e di rottura rispetto al passato ci si aspetta qualcosa in più di un commissario per i diritti umani intollerante verso rom, stranieri, omosessuali e oppositori politici; dal Governo del vento nuovo si richiede molto di più che un Ministro della Famiglia che non accetti ogni tipo di nucleo familiare ma solo quello tradizionale e di più di un Capo Ufficio stampa che faccia il dito medio ai giornalisti o di una Vice Presidente del Senato a suo agio più all’osteria che tra i banchi di Palazzo Madama.

Dalla Terza Repubblica, che dovrebbe essere diversa da tutto ciò che c’è stato in precedenza, non ci si aspetta ignoranza, intolleranza, bigottismo o clientelismo ma si pretende cultura, progressismo, accoglienza e meritocrazia.

Non è chiedere troppo e l’Italia lo merita.

 

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