Il minestrone alla ticinese

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Negli scorsi giorni il Credit Suisse ha pubblicato il rapporto sulla Qualità della localizzazione dei cantoni e delle regioni svizzere. (leggi qui) Da questi dati risulta che il nostro cantone è passato dalla quartultima alla quintultima posizione. Certamente non un grande miglioramento. La stampa locale ha però sottolineato come i dati per Lugano e Mendrisio siano migliori della media cantonale, come se questo risolvesse tutto. In realtà la loro “competitività” è al disotto della media nazionale e se poi andiamo a vedere la produttività del lavoro (dati Seco), ci accorgiamo che queste regioni hanno valori molto bassi e che variano poco nel corso deli anni. D’altronde la cattiva posizione del nostro cantone è tale da decenni. Sarà perché non siamo competitività dal punto di vista fiscale, come ci dicono un giorno sì e l’altro pure? Ma allora perché Zurigo che ha una fiscalità simile alla nostra è al secondo posto? Che ci siano altre spiegazioni?

Eccome se ci sono! Non voglio tediare il lettore con argomentazione più volte espresse (da me e altri) perché regolarmente ignorate. Per puro divertimento mi limito ad alcuni esempi/argomenti/previsioni.

Nell’imminente campagna elettorale uno dei temi centrali – oltre alla già citata competitività fiscale – sarà sui motivi per i quali il partito liberale dovrà ritornare a dirigere il dipartimento dell’educazione, sfuggito al suo controllo negli ultimi 8 anni dopo un regno secolare e questo in barba a fior di progetti sulla necessità della rotazione dei dipartimenti. È indubbio che l’attuale ministro abbia commesso degli errori, ma se la scuola è quella che è, non è certo colpa sua. Questo cosa c’entra con la competitività? Beh, è uno degli indicatori considerato dagli analisti del Credit Suisse. La triste realtà è che abbiamo delle strutture universitarie che non valgono una cicca (o quasi) e che siano riusciti a trasformare le alte scuole specializzate (come si chiamano nel resto del paese) in scuole universitarie ma che di universitario hanno ben poco; anche qui con alcuni lodevoli eccezioni ignorate.

Volete un esempio? Alcuni bravi ricercatori (le eccezioni) hanno evidenziato i problemi delle famiglie disagiate ticinesi, con un’analisi approfondita. Tuttavia, i risultati di questa ricerca non sono mai stati letti da chi dovrebbe leggerli visto che, tanto per fare un esempio, la città di Bellinzona ha appena commissionato uno studio simile a uno studio privato.

Ormai vengono commissionati studi – siccome Usi e Supsi devo finanziarsi “sul mercato” – su qualsiasi argomento, ma o sono completamente inutili (praticamente e scientificamente) o non vengono nemmeno letti. Sicuramente a Zurigo le cose sono un pochino diverse.

Sarebbe interessante approfondire seriamente del fallimento della “Fashion Valley”, del naufragio delle aspettative di Alptransit (che avrebbe dovuto portare montagne di turisti, mentre sono i ticinesi che vanno regolarmente a Lucerna o a Zurigo), del flop decennale del turismo (come ben analizzato da Daniele Besomi), dell’incapacità di innovare e di creare valore aggiunto (invece di crogiolarsi sull’industria 4.0 o sul big data). Insomma, di temi seri ce ne sarebbero diversi.

Invece, si concretizzerà esattamente quanto previsto dallo studio citato all’inizio: entro il 2025 perderemo un’ulteriore posizione, ritornando quartultimi.

Buona campagna elettorale a tutti!!!

Link 1

(http://publications.credit-suisse.com/tasks/render/file/index.cfm?filei).

 

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