Il regalo di Trump ai democratici

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Che Trump abbia fatto da battistrada alla destra oggi al potere un po’ ovunque nel mondo, dall’Italia al Brasile passando per le Filippine ma non solo, è un fatto. A essere stata legittimata dal voto c’è una classe politica dichiaratasi pronta a dare ai ricchi affamando i poveri. C’è uno come Donald Trump, capace di fare soldi tanto quanto di sperperarli, noto nel mondo degli affari più per la sua spacconaggine e i suoi flop che per il suo acume.

Quindi la buona notizia è che la dura contrapposizione voluta dal presidente statunitense come strategia politica anche per la campagna delle elezioni di metà mandato non ha impedito che i democratici si riprendessero la camera bassa strappando la maggioranza dei seggi ai repubblicani. Una campagna elettorale incentrata sul fantomatico pericolo migranti e sulla carovana in marcia verso gli Stati Uniti che non ha fatto sufficientemente presa sull’elettorato americano. Ma anche l’aver reso quest’importante test elettorale una sorta di referendum ad personam vede uscire il presidente miliardario sconfitto.

Ad aver probabilmente condizionato il voto a favore dei democratici non c’è stato solo il malcontento per le politiche dell’amministrazione Trump, quanto piuttosto due episodi capaci di scuotere profondamente l’opinione pubblica. Lo stesso presidente ha spiegato come “due maniaci”, quello dei pacchi bomba e l’omicida che ha fatto strage di fedeli alla sinagoga di Pittsburgh, sarebbero stati la causa della perdita di consensi e della frenata repubblicana.

Inoltre, l’errore più grossolano commesso, è stato senza dubbio il fatto di non aver cavalcato i risultati fin qui raggiunti dalla Casa Bianca. A colpi di piccone, Trump ha cercato di demolire la riforma sanitaria voluta da Obama e, drogando pesantemente l’economia, ha innescato una crescita che ha per ora prodotto un forte aumento nell’occupazione, al punto da aver registrato 250’000 nuovi occupati solo nel mese di ottobre.

Prima della sua effettiva elezione, immaginare Trump presidente, era solo un’ipotesi remota. Quasi una barzelletta. Tant’è che solo nella serie animata dei Simpson si era azzardata l’ipotesi. In un futuro distopico nemmeno troppo lontano, pel di carota era effettivamente diventato presidente. Un futuro in cui Bart Simpson era un perdente squattrinato e la sorella Lisa la presidente degli Stati Uniti d’America. Una Lisa Simpson costretta a riparare i danni fatti dal suo predecessore. Proprio lui, Donald Trump.

Del resto per una buona parte dell’elettorato americano, la sua elezione, è stata una vera e propria doccia fredda, una di quelle sorprese del tipo che torni a casa e trovi tua moglie a letto con il lattaio. Ma com’è stato possibile tutto ciò? La disaffezione dell’elettorato americano per gli esponenti politici del partito democratico e per il presidente Obama che spesso e volentieri hanno bellamente tradito le istanze della sinistra prendendo decisioni che compiacessero più la finanza e i potentati economici a discapito della gente comune ha consegnato la nazione nelle mani di Donald. Le stesse mani che dopo due anni di amministrazione selvaggia si vedono ora sfuggire un importante pezzo. Finalmente è scacco al re, sebbene la partita sia ancora tutta da giocare e per nulla scontata.

 

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