Il sorriso del buon vicino

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Il signor Werner ha più di ottant’anni, cammina un po’ curvo ma con energia nevrile. È magro, minuscolo con gli occhiali profondi adagiati sul naso, lo sguardo luminoso e azzurro e sempre un giaccone e un cappello in testa, anche in agosto. A quell’età e così magro avrà sempre freddo penso.

Abita in una casetta vicino al mio ufficio, è una delle persone più cordiali che conosca, non solo saluta sempre, ma quando lavora in giardino e ti vede, si sbraccia per farti ricordare che esisti.

Lo vedo in su, verso la montagna foderata di castagni, che si acquatta dietro le case e sale verso la cima. Spesso e volentieri si ferma a chiacchierare, l’ultima volta mi raccontava di una guarnizione per la sua vetusta Subaru, e di come era riuscito a procurarsela presso la casa madre per poche decine di franchi ,“il carrozziere me ne chiedeva 1700!”. Non lo freghi facile, il signor Werner.

Il signor Werner lavorava come ingegnere in Paesi esotici e divideva la sua casettina con Sigmund, un pastore della Piccardia stronzo come la morte.

Ogni volta che lo incontravi col cane, e con la speranza che riuscisse a tenerlo al guinzaglio, la bestiaccia abbaiava come se tu fossi un lupo dei Pirenei. Era affascinante vedere ogni volta il signor Werner, mentre sereno come se parlasse a un bambino, lo apostrofava “Sigmund! Bravo, su!” e la bestiaccia che se ne fregava allegramente e continuava a latrarti addosso con lo sguardo omicida.

Poi Sigmund è morto e il signor Werner è rimasto solo nella sua casetta.

Una volta è arrivato in ufficio con un mazzo di fiori per la mia collega perché si era ricordato del suo compleanno.

Il signor Werner è contento di tutto. Gli piace il colore della casa del mio ufficio, gli piacciamo noi, gli piace come tengo il giardino. È sempre allegro e pieno di energia, e io ho paura.

Ho paura quando non lo vedo per un po’, quando non ci sono segnali di presenza. Ora ha smesso, ma quando c’era ancora Sigmund non c’era stratempo che tenesse, anche con un metro di neve andava nel bosco col cane e con una mantellina arancione fosforescente. Bene, pensavo, se cade lo troviamo subito. E pensavo anche che finché lo vedevo in giro con il cane stava bene.

Sto pensando cosa fare perché mi preoccupo per lui. Come faccio a sapere se sta bene? Penso che gliene parlerò. E penso che gli regalerò qualcuna delle mie marmellate per Natale perché siamo buoni vicini, come dovrebbero esserlo tutti, e lo siamo grazie a lui, che ha sempre quel dannato sorriso sul volto. Magari riesce a insegnarmi come si fa, nella saggezza dei suoi anni, a trovare la strada, a costruire gli argini per vedere la vita come la vede lui. Perché di fronte a lui, nonostante la mia età, mi sento come un figlio o un nipote piccolo.

Il signor Werner è curvo nel giardino col rastrello. Lo guardo muoversi come un uccellino in autunno che beccuzza i semi caduti. È un istante di bellezza nella vecchiaia, è la bellezza del crisantemo che appassisce, è l’autunno che arriva e porta quiete.

Grazie di tutto, signor Werner.

 

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