In marcia verso il futuro

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Le migliaia di persone in marcia dal Guatemala e dall’Honduras verso gli Stati Uniti sono una specie di trailer di un film del futuro, che nessuno può fermare; al massimo rallentare.

Il presidente Usa ha minacciato di tagliare gli aiuti economici a questi Paesi ma ha dimenticato di dire due cose importanti: che gli aiuti li ha già dimezzati alcuni mesi fa e che ha decretato l’espulsione di alcune migliaia di persone provenienti da questi paesi. Il primo provvedimento non fa che ridurre le già scarse risorse economiche dei Paesi del Centroamerica mentre il secondo annulla le vitali rimesse degli immigrati verso le loro famiglie nei Paesi di origine.

Ora non bisogna essere dei geni per capire che i poveri si muovono verso le regioni ricche nella speranza di migliorare la loro situazione. Tutta la storia dell’umanità è caratterizzata da questi movimenti. Gli stessi Stati Uniti sono il risultato di forti processi migratori dapprima dall’Europa e poi dal Sud e dall’Oriente. Ma lo stesso processo si è verificato anche a livello regionale: ad esempio noi ticinesi siamo stati costretti ad emigrare verso il nord Italia, la Francia, l’Inghilterra per poi essere confrontati, nei recenti decenni, a un processo inverso con l’arrivo di persone provenienti da diverse parti dell’Europa e dipendenza della situazione politica ed economica.

È quindi evidente che le persone si spostano verso regioni dove sperano di poter avere una vita migliore e nulla, o quasi, potrà fermarli. L’unica soluzione – perché quasi nessuno abbandona i loro paesi per piacere – è che la situazione economica e politica migliori nei paesi di origine dei processi migratori. Il presidente Trump, invece di ridurre gli aiuti economici dovrebbe aumentarli di molto, pretendendo in cambio una supervisione sull’impiego di questi fondi, verificando che siano impiegati per dei reali progetti di sviluppo e non come accade ora utilizzandoli, in gran parte, per garantire lo status quo tramite politici e funzionari corrotti. Ma lo stesso discorso vale per tutti i Paesi ricchi. La realtà è invece che il flusso di soldi dai Paesi ricchi (circa 130 miliardi) è spaventosamente inferiore a quanto invece i paesi poveri versano a quelli ricchi (circa 2000 miliardi). Senza un’inversione di rotta, i flussi migratori non potranno essere arrestati se non, forse, con le armi.

Ma il problema non è solo economico. I cambiamenti climatici genereranno ulteriori flussi migratori ancora una volta soprattutto dai paesi poveri verso quelli ricchi, che tuttavia senza una drastica inversione di rotta (sempre che siamo ancora in tempo) dovranno pure affrontare le ripercussioni del cambiamento: siccità, inondazioni, importanti variazioni delle produzioni alimentari e conseguenti variazioni dei prezzi, innalzamento dei livelli dei mari, scarsità di acqua, inquinamento.

Ecco perché quanto stiamo vedendo in questi giorni in Messico, è solo un’anticipazione del film del futuro, il cui finale non siamo ancora in grado di scriverlo ma ben difficilmente potrà essere un Happy End.

 

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