La bici della LIA è finita nel fosso

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Che la LIA fosse una legge che non funzionava, era chiaro anche ai paracarri. Solo l’ostinazione di alcuni e la leggerezza dei giuristi del Territorio e di Zali, le hanno permesso di sopravvivere fino ad oggi.

Ieri la LIA, la famigerata iscrizione all’albo degli artigiani, è caduta sotto i colpi dei ricorsi, che ne hanno sancito definitivamente la fine. Partita con intenti perlomeno nobili, la LIA aveva mostrato immediatamente i suoi limiti. Il lavoro dei piccoli impresari italiani che voleva frenare si era semplicemente trasformato, con l’aumento dei lavoratori distaccati. Le tasse esose finivano per colpire chi era più in difficoltà e così allo stesso modo il carico di burocrazia, ininfluente per le grosse aziende, diventava un mezzo incubo per i piccoli artigiani. Scriveva il GdP nel luglio dell’anno scorso:

“(…) La cosa ancora più grave, però, è il sottinteso che emerge dai dati del primo semestre del 2017. Chi viene a lavorare da fuori ha trovato vari escamotages per continuare senza problemi nonostante l’Albo LIA, escamotages che invece non ci sono per le ditte locali, che a distanza di mesi, e dopo un calvario di procedure, devono ancora fornire documenti, affrontare problemi burocratici e disagi di ogni tipo.” (leggi qui)

Oggi Zali “si cosparge il capo di cenere” e se non è lui ad avere voluto da solo la LIA, anche perché votata da tutto il parlamento, sua è la sconfitta. Sconfitta sia come giudice che come uomo, per non aver saputo, nemmeno coi giuristi dello Stato, vedere gli scogli che si prospettavano davanti auna legge che violava il diritto di libera concorrenza. Eppure la COMCO (la commissione per la concorrenza) aveva già nel 2016 lanciato un segnale d’allarme, ma non solo, Carlo Luigi Caimi, deputato PPD, anni fa, aveva fatto notare la pecca. (leggi qui)

Questo epilogo renderà probabilmente felici le migliaia di piccoli artigiani che avevano firmato una petizione, sempre l’anno scorso, per affossare la legge. Ribadiamo che l’intento della LIA era in fondo corretto, fa però riflettere l’ostinazione con cui Zali e il suo dipartimento l’hanno portata avanti nonostante zoppicasse vistosamente.

Il problema però permane e onestamente la politica ticinese, una volta esauriti i proclami, non sembra proprio in chiaro su quello che va fatto. In molti hanno ricordato, ieri in parlamento, le cose buone portate dalla LIA, ma chi ha toccato con mano i disagi dei piccoli artigiani non può che tirare un sospiro di sollievo.

Secondo Zali, oggi perdiamo tutti, anche se solo l’anno scorso, il ministro del Territorio dichiarava:

“L’esistenza di problemi giuridici attorno all’impianto della LIA non ci coglie impreparati. Era infatti un’osservazione che il Consiglio di Stato aveva già inoltrato al Gran Consiglio.”

Oggi perdiamo tutti, Sì, ma Zali, ex magistrato e i giuristi del Cantone un po’ di più

 

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