Il Ghiro e le paludi del pensiero

Giorgio Ghiringhelli non risparmia accuse a nessuno. Col piccone, dal suo blog, il Guastafeste ci va giù secco, quando proprio deve. Tessendo le proprie trame fatte d’intrighi. Bacchettando globalisti, buonisti e giornalisti. Forse perché – come canta Vasco Rossi – la vita è un brivido che vola via. È tutto un equilibrio sopra la follia. E quando s’inciampa, addio.

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È ormai da parecchio che, Giorgio Ghiringhelli detto Ghiro, pontifica a giorni alterni dal suo blog, tessendo le proprie trame e spacciando da un lato la sua verità, dall’altro condividendo timori e allarmi riguardo ai pericoli del presente. E, qualche giorno fa TicinoLibero, dopo aver fatto da megafono all’ennesimo sproloquio del Guastafeste, dava anche spazio a una replica di Lara Robbiani Tognina dell’associazione DaRe.

“Dalle nostre parti chi si oppone all’invasione di migranti africani che sognano di trovare l’Eldorado in Europa – argomentava il Ghiro – vien spesso sprezzantemente additato dai perbenisti spalancatori di frontiera come un estremista di destra, uno xenofobo, un razzista. Si tratta di una strategia di stampo fascista per discreditare le voci critiche, soffocare la libertà di espressione e troncare qualsiasi possibilità di un sano dibattito.”

Già. Peccato solo che alla radice di un dibattito ci dovrebbe essere la realtà dei fatti e non una versione fotosciopppata della stessa. Tant’è che proprio su questo primo passaggio Lara Robbiani Tognina gli faceva notare come in Europa arrivi soltanto una minima parte di migranti, mentre la stragrande maggioranza di essi rimane nei paesi limitrofi. Ragion per cui, parlare di invasione, è davvero un modo efficace per – citiamo  – troncare qualsiasi possibilità di un sano dibattito.

Ancora di più se il delirio è condito da pensieri come: “se l’élite globalista che governa l’Unione europea facesse decidere democraticamente al popolo la politica di immigrazione extraeuropea, anziché imporgliela, probabilmente la decisione consisterebbe nell’ istituire un blocco navale lungo le coste del Nord Africa.” Oppure ancora da ammonimenti (e qui un po’ noi di GAS Social ci sentiamo tirati in ballo) del tipo: “sarebbe pure ora che la stampa, anziché inondarci di patetiche storie personali di migranti per farci digerire il rospo dell’immigrazione di massa facendo leva sui buoni sentimenti, si ricordi di essere il «cane da guardia del potere»”.

Ebbene. Qualche settimana fa, alla radio, un noto terapista definiva il pensiero come “energia paludosa”. Perché se ci pensate, un pensiero, soprattutto quando si fa ossessivo al punto da mangiarsi tutto quello che ci sta attorno, ricorda molto il miraggio di una fontana che il viandante assetato a un certo punto crede di vedere in mezzo al deserto. Di miraggi e di sabbie mobili nelle quali lentamente rischiamo di affondare col pensiero ce n’è a piacere. Basta solo volercisi infilare dentro e rimanerci.

Una roba che a Giorgio Ghiringhelli riesce da sempre benissimo e sulla quale ha costruito la sua narrazione fatta di “spalancatori di frontiere”, di salvifici Salvini o di gentaglia come Papa Bergoglio che alimenta ad arte l’invasione in atto di migranti economici e di loschi ceffi adepti dell’Islam.

Peccato solo che talvolta, il primo vero nemico, vive e prospera in mezzo a noi. È dentro di noi. E inquina il nostro io. Si chiama avidità, egoismo, aggressività. Tutti atteggiamenti che fanno parte della natura umana se non fosse che l’uomo ha ricevuto in dono anche il pensiero. La razionalità. La capacità, volendolo, di emanciparsi dalla sua indole, dai suoi istinti da belva feroce. Dalla guerra che talvolta lo anima.

Così a un Ghiro che vede muri fatti perfino di navi schierate nel bel mezzo del Mediterraneo vorremmo tanto consigliare un aiuto, chissà magari anche quel terapista di cui sopra, capace di fargli capire che i muri tanto desiderati e quell’invasione di cui straparla sono soprattutto nella sua testa. Sono la prigione, invero squallida, nella quale si è rifugiato da tempo e che qualcuno si ostina a pubblicizzare dando rilievo a questo suo malessere.

 

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