La rivincita del contadino e della terra

Pubblicità

Lo scorso 19 novembre a New York il Comitato dell’Assemblea generale dell’Onu ha approvato la Dichiarazione per i diritti dei contadini e di tutti coloro che lavorano e abitano nelle aree rurali. Una vittoria ottenuta con 119 voti favorevoli (tra qui figura anche la Svizzera), 7 contrari e 49 astenuti. Il frutto succoso di una battaglia decennale e dal sudore di migliaia di agricoltori di tutto il mondo. Una vittoria storica, seppur accolta nell’ indifferenza generale.

Di

Sei vuoi fare il contadino preparati ad una vita di sforzi e sacrifici. Preparati ad essere il primo ad alzarti al mattino, e l’ultimo a coricarti alla sera. Preparati a scandire il tuo lavoro secondo il ritmo ondulato della natura. Non scegli, non decidi, puoi solo lasciarti cullare dalla perenne attesa di una nuova stagione o da una pianta che cresce; oppure farti trascinare dall’energica fretta, dal fieno da raccogliere prima della pioggia, da una pecora da ritrovare prima che se la sbrani un lupo.

Non è facile prendersi cura della terra ed ancor di meno lo è aprire una piccola impresa. Ma questo non è altro che la punta di un immenso iceberg che noi non vediamo. Oltre alle immagini da cartolina con montagne dalle cime innevate e contadini col sorriso e la roncola in mano, si cela una vita fatta di alti e bassi… e soprusi.

Se in Svizzera l’agricoltura è riconosciuta e rispettata, in altre parti del globo non si può dire altrettanto. Molti si sono visti espropriati della propria terra, con sfratti forzati o sporchi contratti di compravendita, si risente dell’assenza di riforme agrarie concrete e la discriminazione di genere dilaga. Lo sviluppo in campo agrario sembra essersi fermato, l’acqua per irrigare i campi scarseggia, così come la protezione sociale del lavoratore, un salario dignitoso. E poi c’è il cambiamento climatico, la concorrenza delle multinazionali che sembrano mettere in scena lo scontro tra il minuto Davide e il gigante Golia. Chi prova a ribellarsi viene perseguitato o, nei casi peggiori, fatto sparire.

Ma il fatto peggiore deve ancora arrivare: stando alle ricerche eseguite dal movimento internazionale La Via Campesina -sempre stato in prima linea per la rivendicazione dei diritti degli agricoltori- i contadini rappresentano la fascia maggiormente colpita dalla malnutrizione. Si stima che la metà della popolazione mondiale viva ancora in zone rurali, un terzo di questi proviene dall’universo contadino e produce circa il 70% di tutto il cibo che consumiamo annualmente. Al mondo ci sono 815 milioni di persone che muoiono di fame e fra questi, 652 milioni, ovvero 80%, sono agricoltori.

È il paradosso della nostra società consumatrice e individualista: chi produce il cibo che arriva sulle nostre tavole è il primo a non averne sul proprio piatto. Sta morendo, di fame e di stenti.

Per questa ragione, il Consiglio dei Diritti Umani ha deciso di emanare questa dichiarazione dei diritti dei contadini, accolta dalla maggioranza delle nazioni, che dovrà essere attuata da tutti, anche i contrari.

Ma chi si è espresso contro questa iniziativa e per quali ragioni?

Come mostrato dall’immagine sottostante, tra i grandi oppositori troviamo nazioni come gli Usa, l’Inghilterra, l’Australia, Israele e l’Ungheria, paesi che di certo non brillano per il rispetto dei diritti umani, capitalisti e con un passato coloniale.

Fra gli astenuti invece troviamo molti Stati dell’Europa dell’est. Sono tutti paesi con una corposa percentuale di popolazione rurale ma con una democrazia giovane e fragile, fresca ancora dal passaggio tra comunismo e capitalismo, interessati alle grandi aziende estere che alla popolazione indigena che vive nella precarietà.

E poi ci sono loro, le multinazionali, coloro che tengono i fili e che di più hanno fatto pressione affinché la dichiarazione non fosse approvata. Nuoceva ai loro affari ed interessi. Società come la Monsanto, oggi Bayer, desiderano detenere il monopolio assoluto sulle derrate alimentari, proponendo i loro prezzi e i loro prodotti, il loro modo di coltivare troppo aggressivo, la loro “filosofia” agraria, a discapito della qualità e del rispetto per la natura e la terra e i suoi frutti. E questo non possiamo accettarlo, per noi e per tutti i contadini, per l’Arte del saper coltivare.

Difendere i diritti degli agricoltori non significa fare gli ecologisti o portare avanti un pensiero naïf. Significa voler portare avanti quell’antica tradizione che ci tiene ancora legati a questa immensa massa di terriccio e sassi che è il nostro pianeta. Significa coltivare le vecchie saggezze della vita contadina. Significa sapere cosa abbiamo nel piatto, avere sicurezza e consapevolezza di ciò che mangiamo. Significa prenderci cura della nostra economia, renderla più sostenibile, onesta, giusta, innovativa, duratura.

I contadini sono stati il nostro passato; la loro vocazione e professione è inesauribile legata alla storia delle nostre valli e pianure. Contadini lo erano i nostri bisnonni e antenati. Contadini lo sono oggi ancora diversi di noi. Contadini saranno forse in futuro i nostri figli o nipoti.

Se vuoi fare il contadino preparati ad una vita di sforzi e sacrifici. Da oggi hai anche una carta dei diritti. Forse, anzi, probabilmente non sarà rispettata da molti, però da oggi non combatterai più una battaglia invisibile.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

 

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!