La simmetria con loro

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I rapporti tra le persone sono interessanti da osservare.
Dalla relazione tra due individui scorgi tanto di ciascuno di loro
Dallo sguardo quando avviene l’incontro, dal timbro di voce nel saluto, dalla prossemica, dalla densità dell’abbraccio si intravede un pezzetto di ciò che è stata la storia tra due persone.

Mi capita di osservare e di ascoltare i gesti e i modi dei parenti che arrivano a trovare i loro cari ricoverati. È la prima cosa che noto quando ci sono le visite, in ogni luogo che ho frequentato, struttura, centro diurno o domicilio.

Io resto a distanza per non invadere quello che considero uno spazio intimo, privato e raro, e resto affascinata dal tipo di incontro che si svolge.
Avendo io avuto un legame speciale con i miei nonni, con mamma, e uno un po’ complicato con mio padre, mi aggancio immediatamente a quello che vedo perché mi risuona dentro.
Ci sono figli o figlie con le madri, nipoti con i nonni e persino con gli zii, ci sono mogli con i mariti e mariti ( tenerissimi ) con le loro mogli.
Quando sul teatro della struttura ospitante entra in scena la famiglia, è bellissimo e le emozioni si liberano apertamente.
In quei casi ho notato che nel rapporto madre figlia, molto dipende se la figura che si accudisce e si va a trovare è tua madre eppure tua mamma.
La differenza sembra sottile ma è sostanziale.

Io ad esempio mi sono presa cura della mia mamma, probabilmente una delle mie sorelle invece lo ha fatto di sua madre. Tutto dipende dal modello di attaccamento che si è avuto, e come questo si è evoluto negli anni.
Matelda non era mia madre, lei era mamma.
E io le vedo le figlie che vanno da mamma; si riconoscono perchè hanno uno sguardo struggente, hanno un bisogno ancora fisiologico di trovare l’integrità di quella donna perché si sentirebbero perse senza.
Le vedo accudire l’anziano genitore, stanco, malato, arrivato vicino al termine della vita, con la disperazione e l’abnegazione , e la negazione, con cui si cura il proprio figlio piccolo quando non sta bene.
Da un lato vedi l’atteggiamento protettivo che si avrebbe col proprio bambino, dall’altro l’aspettativa quasi prepotente che la madre sia ancora la mamma, e quindi deve essere sempre bella e in ordine, deve indossare gli stessi indumenti eleganti che indossava quando, da più giovane, usciva con le amiche, o andava magari in ufficio. Poco importa se i pantaloni aderenti o le camicette con i volant ormai le sono scomode, dovendo passare la giornata in una sedia geriatrica.

Perché queste figlie non sono pronte a lasciarle andare queste mamme.
Non possono farlo, non sanno che la mamma è una madre, che è una donna che vorrebbe poter partire, lasciate il suo ruolo, che loro stesse ormai sono madri e che potranno continuare a vivere anche dopo la morte dei loro genitori.
Questi figli sono i cosiddetti “ familiari esigenti” quelli temuti, che quando arrivano tutti scappano perché sono molto pedanti e hanno sempre da recriminare, da lamentarsi di qualcosa che non va.
Ma lo senti che la scontentezza e il loro malessere arriva da dentro, dall’incapacità di accettare una parte triste della realtà della loro vita, di metabolizzare il cambiamento e lo spegnimento della loro mamma.
Se li accogli in questo, se li abbracci metaforicamente, se non ti poni in simmetria con loro, il rapporto diventa più semplice.
Noi curanti abbiamo tante persone di cui occuparci, tanti letti da rifare, tanti pasti da imboccare, loro di mamma però ne hanno una sola, ed è unica e preziosa.

*ausiliaria di cura

 

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