L’Africa nuova

Di

Da quando inizia la memoria delle generazioni correnti, l’Africa e le sue nazioni sono state solidamente piazzate in fondo alle classifiche di istruzione, sviluppo, e ogni altra sorta di qualità positiva per una nazione. Paesi poveri, sfruttati e costretti a saltare in un mondo moderno senza la possibilità di seguire gli stessi processi sociali che l’europa ha seguito in centinaia di anni.

Ma la storia sembra destinata a cambiare, mentre assistiamo a quello che si può definire come un vero e proprio rinascimento africano; si sta affacciando una nuova generazione di leader e attivisti competenti, progressisti e spesso in grado di portare risultati molto più radicali rispetto a quelli dei governi occidentali.

Un esempio è il primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali, membro del gruppo etnico Oromo, il più marginalizzato del Paese. In pochi mesi di governo, Ahmed è stato in grado di raggiungere la pace con l’Eritrea, Paese con cui l’Etiopia era in conflitto da decenni. Grazie ai suoi sforzi si sono riaperte le frontiere, linee aeree e commerci. Inoltre, ha anche ottenuto risultati notevoli nel campo dei diritti umani; per suo diretto ordine furono liberati migliaia di prigionieri politici, e fatti perseguire una moltitudine di funzionari carcerari accusati di violazioni dei diritti umani. Ha denunciato e condannato l’uso della tortura nei precedenti governi, annunciato piani per privatizzare parzialmente diverse industrie chiave come telecomunicazioni e aviazione, e il suo ultimo risultato è stato costituire il primo parlamento a maggioranza femminile nella storia d’Africa.
Questo nuovo parlamento ha portato all’elezione come presidente di Sahle-Work Zewde, primo presidente donna della nazione – e una delle prime in Africa, assieme alla liberiana Ellen Johnson Sirleaf, vincitrice del premio Nobel per la pace nel 2011, per i suoi meriti nella lotta di genere e l’impegno per la pace in Liberia, uno Stato a dir poco turbolento.Dal canto suo, la Zewde, nel poco tempo avuto a disposizione, si è espressa molteplici volte a favore di pace e collaborazione, contro la discriminazione religiosa e etnica, e sull’importanza di legittimizzare le donne come personalità in grado di prendere decisioni competenti anche ai più alti livelli politici.
Spostandoci in Ruanda, non si possono ignorare i risultati del presidente Paul Kagame, in carica dal 2000 in una nazione tra le più povere al mondo, e afflitta da tensioni etniche sfociate nel genocidio del 1994, dove il 20% della popolazione Tutsi (oltre 700.000 persone) vennero massacrate da gruppi paramilitari composti da rivali etnici Hutu. Kagame ha trasformato la nazione, rendendola un esempio in Africa per quanto riguarda infrastrutture e servizi. Ha reso il Ruanda una delle nazioni africane più fertili in termini di start-up, e negli ultimi anni ha raggiunto ottimi risultati nella conciliazione etnica del suo Paese, con tensioni etniche che sono ai livelli più bassi di sempre.
In Botswana, il presidente Ian Khama, figlio del primo presidente della storia del Botswana, ha portato la sua nazione ad essere un faro per la democrazia in Africa, ponendo grande enfasi nel nuovo ruolo della sua nazione come tale. Ha reso la nazione finanziariamente stabile, con una serie di riforme economiche. Dimessosi questo aprile, gli è successo Mokgweetsi Masisi, che in questi pochi mesi si è messo a capo della lotta alla corruzione in Africa, per cui il Botswana è da tempo in prima linea.
Spostandoci a nord, va menzionata la Tunisia, uno dei pochi Paesi a uscire incolume e rafforzato dalla Primavera araba, avendo completato senza colpo ferire la transizione in Stato democratico. Il presidente Beji Cadi Essebsi ha portato la terra dell’antica Cartagine a compiere enormi passi avanti in campo sociale, riconoscendo numerosi diritti alle donne e cancellando quasi totalmente lo stigma religioso e relativa discriminazione, ad esempio permettendo i matrimoni tra musulmani e non musulmani, precedentemente proibiti.
Insomma, mentre l’Europa e il mondo sembrano cadere sempre più rapidamente nel baratro delle barbarie, con il Brasile come ultima vittima, un’Africa da tempo dimenticata si muove verso la modernizzazione, il progresso sociale e statale. Paesi da tanto tempo utilizzati solo per completare le zone basse delle classifiche stanno dimostrando una voglia di agire e reagire di cui molti governi mondiali potrebbero solo beneficiare. Il presente è minaccioso, le difficoltà sono tante e enormi, ma nel continente nero sta crescendo anche la speranza di un futuro migliore.

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!