Luca Crovi, rivive la Milano che non c’è più

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Ha destato un certo clamore l’arrivo di Luca Crovi in libreria. Non che il luogo gli sia estraneo, al contrario, lui è il più grande conoscitore di gialli, italiani o stranieri che siano, uno che in un anno ti fa almeno un centinaio di presentazioni librarie e che in pratica ha conosciuto tutti i giallisti del mondo (si vedano le sue interviste in «Noir: istruzioni per l’uso», del 2013). No, lo stupore è dato dal suo esordio quale scrittore con il noir «L’ombra del campione», edito da Rizzoli.

In pratica è passato dall’altra parte del tavolo, da critico a scrittore, fors’anche criticato… . Il suo giallo, diciamolo subito, è bello e ricco, addirittura sovrabbondante. In 200 pagine gradevolissime Crovi ha saputo cucinare un piatto con tantissimi ingredienti, tutti provenienti al suo enciclopedico sapere. A cominciare dal protagonista, il commissario Carlo De Vincenzi. Per chi non lo sapesse, questo personaggio è stato il Montalbano degli Anni ’30, una creatura inventata da Augusto De Angelis che ha smosso migliaia e migliaia di lettori (a quei tempi si leggeva assai di più di oggi, va detto). Un poliziotto che richiamava un po’ Maigret e/o Sherlock Holmes (dunque incline al metodo deduttivo) ma provvisto di un po’di caratteristiche speciali quanto geniali: lui, il poliziotto, amava la letteratura e la filosofia, leggeva Platone e andava matto per la cassoeula, ogni tanto scriveva poesie (per questo era soprannominato «il poeta del crimine»). Un gran bel personaggio che i lettori di vecchia data, oppure gli appassionati di oggi (i gialli di De Angelis sono stati tutti ripubblicati da Sellerio negli ultimi anni…) hanno ritrovato con immenso piacere. Un commissario che Crovi resuscita e accompagna ad un altro eroe del Belpaese, il mito Peppino Meazza. Il calciatore che ha fatto breccia nei cuori di interisti e milanisti, e non casualmente finito per dare nome e cognome allo stadio di San Siro. Nel giallo il giocatore di pallone (in riferimento a quei tempi è ancora possibile usare questa bella definizione) ha un suo preciso perché, ma non vogliamo rivelare troppo, ci basti qui dire che i suoi palleggi notturni contro il muro si sentono anche nelle celle del carcere di San Vittore, e … . Sopra i personaggi detti, anzi: sopra tutto, ecco la vera protagonista di tutto il giallo: la Milano degli Anni Trenta. Quella che aveva una mala (la ligera) non priva di romanticismo (e con un preciso codice d’onore!), quella che aveva il sapore, il pensiero e l’umore dettati dalla «scighera» (la nebbia). E l’oggetto del giallo ? Un attentato al re che il Duce, in guerra contro i Milanesi, vorrebbe attribuire agli anarchici (siamo sessant’anni prima di Piazza Fontana…). E Meazza … . Quello che però resta del noir di Crovi è il suo profondo amore nei confronti della Milano di questi anni. Ne fanno testo la modalità di espressione dei diversi personaggi, gli aneddoti, il senso del vivere che pervade ogni riga. E le mangiate negli scantinati, le bevute, il movimento della popolazione, la malinconia nei confronti di borsaioli e contrabbandieri, fuorilegge sì ma con un senso dell’onore. Crovi trova spazio anche per citare il dottorino Andrea Vitali (il celebre scrittore di Bellano), e per far rivivere Gianni Brera (c’è tanto di GioanBrerafuCarlo in certi capitoli!) e per celebrare i suoi affetti: per sua dichiarazione molto di questo suo esordio arriva dai racconti di sua nonna. E anche questo ha un suo preciso perché. Un bel libro quello di Crovi! E vi è da sperare che non rimanga un’operazione più unica che rara … .

 

«L’ombra del campione.» , 2018, di Luca Crovi, ed. Rizzoli, pag. 202, Euro 18,00, 2018.

 

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