Marte

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Dopo la conquista della Luna nel 1969, tutti credevano che l’umanità fosse destinata a sbarcare su Marte a breve termine. Così non è stato, anche se finalmente le acque iniziano a muoversi.

Marte, o in lingua originale Mars, è una miniserie prodotta da History Channel, che si situa esattamente a metà tra documentario e fiction. La serie si dipana contemporaneamente tra due diversi periodi. Quello contemporaneo, di stampo documentaristico, e nell’anno 2033, anno della prima missione umana su Marte secondo il ruolino di marcia dell’organizzazione internazionale scientifica marziana.

I due periodi vengono mostrati in contemporanea, con tagli di scena che ci portano avanti e indietro nel tempo. Gli spezzoni contemporanei, in cui vengono interrogati importantissime personalità del campo – come Elon Musk, Andy Weir e Neil DeGrasse Tyson – hanno lo scopo di spiegare e giustificare gli avvenimenti della parte ambientata nel futuro, che ci porta a seguire l’equipaggio della Daedalus, un gruppo di sei uomini e donne lanciati alla volta del pianeta rosso, sul quale saranno i primi esseri umani a mettere piede.

La serie risulta emozionante e guardabile anche per i non avvezzi al tema, grazie alla bontà dei segmenti futuri e alla chiarezza con cui parlano gli intervistati contemporanei. Ci vengono spiegate le infinite difficoltà e le apparentemente impossibili sfide da superare, ma non solo; il visionario Elon Musk cerca di spiegarci la ragione per cui sia destino dell’uomo conquistare Marte, impegnandosi in un discorso a metà tra il pratico e il filosofico, tendando di dare una risposta al quesito che da anni rallenta l’esplorazione spaziale: “perché?”.

Di controcanto, i segmenti futuri non hanno il classico piglio cinematografico. Invece di improntarsi su momenti da cardiopalma e emozioni forti, la serie cerca di farci comprendere le difficoltà non solo pratiche, ma anche emozionali della sfida a Marte. Il senso di assoluta impotenza del controllo missione a terra, incapace di comunicare e agire se non con decine di minuti di ritardo, mostratoci attraverso gli occhi della responsabile alle comunicazioni – sorella di un membro dell’equipaggio. Ma anche la paura e la malinconia degli astronauti stessi, a cui il capitano comunica immediatamente “noi tutti, quasi sicuramente, non sopravviveremo a questa missione”. Nonostante la suddetta paura e malinconia, gli astronauti sono determinati ad andare avanti, metafora dell’umanità stessa, che dovrà essere stoica e determinata nonostante le difficoltà che ci attendono.

Sei episodi, ciascuno da circa una quarantina di minuti, per comprendere le motivazioni che ci spingono verso il cielo, per avvisarci delle sfide che ci attendono, e per riaccendere la volontà umana di spingersi oltre ancora una volta.

 

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