Midterm, un voto di tutti

Gli USA, spaccati in due, come spesso si sente, arroccati su due visioni del mondo completamente opposte, si apprestano a farci sapere se ritengono Trump e i suoi gente ancora affidabile o se sono orientati verso il cambiamento.

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Oggi si vota negli USA. Inutile fare pronostici seri, effettivamente le variabili sono moltissime e dipendono in buona parte dalle persone. I punti di vantaggio che hanno teoricamente i democratici devono tradursi in un voto ad personam, che sancisca un cambiamento alla Camera, che conta 435 membri, e in un terzo del Senato che ne conta 100. In aggiunta a questo, c’è in ballo anche il voto per 35 governatori su 50 Stati.

Politicamente, è l’equivalente del nostro Consiglio nazionale e degli Stati. Anche se la Svizzera non ha una repubblica presidenziale e i poteri del presidente non sono lontanamente quelli del presidente USA.

Dato interessante, il voto per corrispondenza ha già superato i trenta milioni di votanti, che avevano fino a 45 giorni prima la possibilità di dare il loro parere. Dunque, questo voto si esprime già da decine di giorni e questo dà da pensare che gli incerti non siano molti. Le ultime statistiche comunque danno sempre in vantaggio i democratici con 55 punti percentuali sui 42 dei repubblicani.

Gli USA, spaccati in due, come spesso si sente, arroccati su due visioni del mondo completamente opposte, si apprestano a farci sapere se ritengono Trump e i suoi gente ancora affidabile o se sono orientati verso il cambiamento. Lo zoccolo duro trumpiano, cresciuto a fake news, è bello compatto, la differenza, come per Obama, la faranno le minoranze, se si decidono ad andare a votare. Parliamo di ispanici, afroamericani, donne e millenials, che hanno una forte predisposizione al voto democratico.

Le statistiche parlano di un voto finale vicino al 50%, un dato che per noi risulta scarso, soprattutto per delle elezioni politiche, ma che negli USA è abbastanza eccezionale. GAS cercherà di seguire per voi queste elezioni, in cui ci si gioca molto di più che qualche posto al Congresso. Elezioni a cui anche buona parte d’Europa, soffocata dai fascismi sovranisti, guarda con speranza e trepidazione.

 

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