Minestre diverse per principesse e campioni

Migros mette in commercio due minestre per bambini, ma lo fa in due confezioni separate, una per i maschi e una per le femmine, una rosa e l’altra azzurra. Sul sito Migros e sui social svizzeri, questa cosa ha fatto decisamente rumore.

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Appena terminata la eco della questione Plein, un altro piccolo scandalo si affaccia, diverso nei contenuti ma similare nei concetti che evoca. Il gigante arancione ha varato recentemente due minestre per bambini, come dicevamo, ed è già è strano che si senta la necessità di separare i generi, maschi da una parte, femmine dall’altra.

Se poi però aggiungiamo il fatto che i due imballaggi sono uno rosa e uno azzurro, che quella per le bambine si chiama “princess glamour” (principessa affascinante) e quella dei maschi “champions”, se scopriamo che la minestra delle bimbe è a base di legumi e quella dei bimbi a base di carne, un po’ girano a tutti.

Una serie di stereotipi così non si vedeva dagli anni ’70, dove la differenziazione tra il rampante capofamiglia e l’asservita (ma felice ovviamente) casalinga, era praticamente la regola.

Qui Migros ha fatto un’operazione che si fatica a comprendere, ha riportato indietro le lancette dell’orologio di decenni. Sminuire, in questo caso, sarebbe sbagliato, perché è proprio questa divisione netta e chiara fin dalla tenera infanzia che crea pregiudizi e stabilisce ruoli che poi accompagneranno i nostri figli per tutta la vita.

Contattata da RTS, in cerca di spiegazioni, la risposta di Migros lascia il tempo che trova, ma non spiega niente. La portavoce dichiara che si necessitava di prodotti differenziati per convincere i bambini a mangiare le minestre e che i genitori apprezzano.

Però rimane il punto che sono proprio questi principi, questi codici preconcetti e questi simboli, come la principessa rosa e il campione (principe) blu a creare le disuguaglianze del domani.

Al punto, che sull’onda delle proteste, il Consigliere Nazionale PS vodese Jean Christophe Schwaab ha chiesto a Migros di ritirare i prodotti.

Non è Plein che ci presenta immagini di donne assassinate nel giorno contro la violenza sulle donne, ma è quasi un sistema più subdolo, e in entrambi i casi vediamo il marketing, come già dicevamo, assecondare un pensiero che si sta facendo prepotentemente strada di nuovo dopo decenni: in fondo siamo diversi, e alcuni, o alcune, lo sono più di altri.

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