Rita e Benito, per sempre insieme

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È in fondo quello che vorremmo tutti, ridurre il dolore al minimo, cadere nell’oblio insieme alla persona che abbiamo amato per tutta una vita, condividere non solo la strada, ma anche il capolinea della vita.

A pochi di noi è stato concesso, o forse solo pochi di noi sono così empatici e uniti da non riuscire a sopravvivere l’uno senza l’altro. A Rita e Benito è stato fatto questo dono. Leggiamo su Repubblica che sono stati sposati per sessantadue anni: 85 anni lei e 86 lui, ben tenuti, magretti, elegantini, con la fragilità tipica di quell’età che però lascia ancora intravedere la dignità e il coraggio della vita passata. Un’elegante coppia attempata di Alessandria, quella di Rita e Benito, bella città piemontese, seduta nella pianura e accarezzata dal Tanaro e dal Bormida, due torrenti che confluiscono uno nell’altro come una coppia. I nostri due anziani sono immortalati in una foto nel giardino, lei una rosa in mano, lui un sorriso sognante.

La mattina di venerdì Rita lascia questo mondo e i suoi travagli, Benito non arriva alla mezzanotte. A me piace pensare che non abbia sofferto molto, Benito, e che abbia abbandonato la vita con serenità e consapevolezza. Di sicuro gli è stata risparmiata la lenta agonia del dolore e della mancanza, che dopo sessantadue anni sono difficili da gestire.

Quante volte abbiamo visto anziani spegnersi lentamente, come lumi a petrolio, la cui fiammella sale e cala senza spegnersi fino all’ultimo, in una danza che succhia ogni stilla di combustibile e che quando sembra voler lasciare spazio all’ombra, si erge ancora in un guizzo e in uno sfrigolio.

Perché a volte, e non saprei se è un bene o un male, la vita è più forte del dolore, di quel dolore che seppur insopportabile non ti permette l’oblio.

Cose di altri tempi le lampade a petrolio, com’erano di altri tempi Benito e Rita, oggetti e persone del passato. La lampada in soffitta, dietro al baule delle cose vecchie, Benito e Rita in un’urna ad Alessandria. Un’urna che riporterà la loro foto, spero insieme, perché sarebbe ingiusto separarli in quell’ultimo scatto cimiteriale.

Si sono persi consapevolmente Rita e Benito, come fili nel vento i nostri due vecchietti, il vento li ha raccolti e li ha dispersi nel cielo. In quel cielo che non è di Dio, ma dell’universo, in quella massa di molecole vorticanti dove tutto si crea e si distrugge, dove un giorno finiremo anche noi, come polvere di stelle. E a volte anche se non contiamo nulla, se siamo polvere, riusciamo a creare attimi di bellezza e storie curiose e gentili, che lasciano piccole cicatrici delicate nella trama del tempo.

Buon riposo, o forse buon viaggio, non lo sappiamo, Rita e Benito.

 

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