Rocco Casalino, portavoce del disprezzo.

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Il Governo italiano ha una nuova fonte di imbarazzo: Rocco Casalino, ossia il Capo Ufficio Stampa e Portavoce del Consiglio dei Ministri, un ruolo strategico che consiste nella gestione dell’ informazione inerente all’attività del premier Giuseppe Conte e dei collegamenti con gli organi di informazione nazionali e internazionali. In estrema sintesi, Rocco Casalino è il “megafono” del Presidente del Consiglio italiano.

E’ evidente che un ruolo del genere richieda alte doti di integrità morale unitamente a precisione e professionalità, ma purtroppo finora Casalino non sembra aver compreso a fondo il suo ruolo. L’ingegnere pugliese nato e cresciuto in Germania e divenuto famoso per aver partecipato alla prima edizione italiana del Grande Fratello e a vari talk show in veste di opinionista, si è appassionato alla politica nel 2011 iniziando a militare nel Movimento Cinque Stelle. Dopo una candidatura non andata a buon fine, Casalino è dapprima diventato portavoce del gruppo del Movimento in Senato e successivamente al Parlamento Europeo. Nel 2018, infine, è stato nominato portavoce di Conte. Da allora, tanti sono gli episodi imbarazzanti di cui Casalino si è reso protagonista. In occasione del Consiglio Europeo del 28/29 giugno 2018, alla domande dei giornalisti sulla proposta del Presidente francese Macron di realizzare hotspot per i migranti, Casalino rispondeva su una chat WhatsApp, dedicata alle informazioni che provengono direttamente da palazzo Chigi, con l’icona del dito medio. L’emoji, prontamente rimossa, la dice lunga sul disprezzo che il capo della comunicazione, allo stesso modo di esponenti del Movimento Cinque Stelle, nutre nei confronti dei giornalisti. Disprezzo confermato anche all’indomani del crollo del ponte Morandi a Genova. Alle domande pressanti dei giornalisti sul grave crollo che uccise 43 persone e ferito profondamente un’intera città, Casalino sbottava chiedendo ai suoi “colleghi” di non “stressargli la vita” perché non si era riposato nemmeno un attimo e gli era “saltato il Ferragosto”.

Casalino, ha dimostrato anche una grave mancanza di empatia ed umanità nei confronti dei più deboli. In questi giorni sta infatti circolando un video risalente al 2004 che vede il portavoce intento nel ruolo dell’intervistato da alcuni studenti. Nel video, un giovane Casalino afferma :”anziani, bambini e down mi danno fastidio, mi irritano e mi fanno schifo” e aggiunge: “Non ho nessuna voglia di relazionarmi a loro, non ho nessuna voglia di aiutarli, poveretti che gli è capitata ‘sta cosa”. Tra i ragazzi qualcuno gli contesta la parola “schifo”, ma Casalino risponde: “È come a te fa schifo il ragno, a me è così. Mi danno proprio fastidio. È uno che mi infastidisce, non voglio perderci tempo. Non mi va di stare dietro ai vecchietti, ai bambini, non mi va di fare bambini, non mi va di stare dietro a uno che è down”. Infine, aggiunge che quando sua madre sarà anziana, sicuramente pagherà qualcuno per occuparsene e togliergli il “fastidio”. Parole molto dure che Casalino nega di aver pronunciato intenzionalmente: secondo il portavoce, si trattava di una recita, dell’interpretazione di un personaggio per un corso che stava frequentando al Teatro Attivo di Milano. In realtà, si è poi che scoperto che il video è tratto dalla simulazione di una conferenza stampa nel corso di giornalismo della provincia di Milano organizzato da Enrico Fedocci, che ha appunto affermato che si trattava di un’operazione didattica. Qualche mese prima Casalino era stato filmato sempre durante una di queste interviste nella quale affermava invece che “i poveri puzzano” e “i rumeni continuano ad avere un odore agrodolce anche se si fanno dieci docce”, “come i neri”. Anche in questo caso Casalino ha dichiarato che si trattava dell’interpretazione di un personaggio snob, xenofobo e omofobo (anche se nel corso dell’intervista il personaggio dimostra di essere omosessuale) per il corso al Teatro Attivo.

Successivamente, Casalino ha avuto modo di difendersi in diretta tv da Fabio Fazio chiedendo scusa e ribadendo che lui stesso fa parte di una minoranza spesso discriminata, quella degli omosessuali, e che in nessun modo pensa quello che ha detto.

Tuttavia, nonostante le scuse, Casalino dovrebbe dimettersi sia perché non è stato abbastanza professionale sia perché non ha preso sul serio il suo ruolo. Il prestigio del suo ruolo gli impone una precisione estrema, che purtroppo sembra non avere. D’altra parte, il suo modus operandi è perfettamente allineato allo stile dei Cinque Stelle, che negli anni hanno fatto degli insulti il loro strumento di comunicazione preferito. Dagli insulti gridati sui vari palchi d’Italia dal leader Grillo, alle recenti parole poco lusinghiere di Di Maio al sindaco di Milano Sala, definito un “fighetto”, fino alle gravissime ingiurie ai giornalisti chiamati “sciacalli” e “pennivendoli-prostitute” (il termine usato nella realtà era ben peggiore ma preferiamo non riportarlo) da Alessandro Di Battista, i Cinque Stelle sono abituati ad un linguaggio da osteria. Ciò poteva essere comprensibile, seppur inaccettabile, quando facevano parte dell’opposizione. Ora che però sono al potere e che, come da sempre hanno sostenuto, vogliono cambiare il Paese in meglio, hanno il dovere di curare la comunicazione e di trovare un linguaggio consono ad un Paese civile.

 

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