“Sarò l’incubo di Trump”: Ilhan, dai campi profughi al Congresso.

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Se alle recentissime elezioni di midterm negli USA non c’è stata quell’ “onda blu” auspicata alla vigilia, tuttavia l’affermazione dei Democratici alla Camera dei Rappresentanti ha offerto una serie di spunti e di storie degne di nota. Storie di uomini e donne appartenenti a categorie sociali un tempo escluse dalla vita politica e che, invece, vedono loro esponenti sedere nel Congresso a stelle e strisce. Segno questo, probabilmente e auspicabilmente, di un’inesorabile spinta verso una società sempre più inclusiva, in cui le differenze di genere ed etnia diventino sempre meno rilevanti, e fattori come l’orientamento sessuale e religione vengano sempre più considerati come questioni esclusivamente private e irrilevanti nel giudizio verso una persona.

Una tornata elettorale, dunque, carica di eventi dall’alto valore simbolico, a cui abbiamo già accennato (leggi qui): la deputata più giovane di sempre, Alesandria Ocasio Cortez (leggi qui); la prima deputata nativa americana, Sharice Davids (leggi qui); e ancora, la prima transgender eletta, Danica Roem. E, in tempi in cui il sessismo e l’antislamismo trumpiano dominano la pancia dell’elettorato, le prime due donne e musulmane deputate: l’una, Rashida Tlaib, nata e cresciuta a Detroit da genitori palestinesi. L’altra, la cui elezione fa ancora più notizia, è llhan Omar, che non solo è musulmana, ma è anche una rifugiata: nata a Mogadiscio 37 anni fa, in quella Somalia devastata dalla guerra civile in cui gli USA hanno speso energie e forze militari negli anni ’90, ha trascorso 4 anni in un campo profughi in Kenya prima di approdare negli USA all’età di 14 anni. lhan è cresciuta con il culto della democrazia, infusole dal padre e dal nonno, e ha respirato l’aria della politica fin da adolescente, accompagnando il nonno ai caucus, le assemblee politiche americane, come interprete. Perchè, se ciò non bastasse come esempio di perfetta integrazione, Ilhan ha imparato l’inglese in soli 3 mesi, e ha ora in tasca una laurea in scienze politiche e studi internazionali.

Ilhan Omar è ben consapevole della novità rappresentata dalla sua elezione: “Sono la prima donna di colore a rappresentare il nostro Stato (Il Minnesota, n.d.r) al Congresso, la prima rifugiata e la prima a indossare l’hjab”, ha dichiarato a caldo. E i suoi propositi sono chiarissimi: “Sarò l’incubo di Donald Trump”. E ancora, in un tweet dei giorni scorsi, non esita a dire la sua sul presidente, definendolo esplicitamente razzista, e aggiungendo al riguardo: “Dovremmo riconoscere ciò che lui è, e spostare la conversazione al di là di lui, oltre questo luogo di divisioni e verso un luogo di speranza e inclusione.”.

Ed è proprio la speranza il sentimento che l’elezione di Ilhan, Rashida, Alexandria, Sharice, Danica, e del vecchio leone Bernie Sanders, fa nascere nei cuori di chi sogna un’America e un mondo diversi. Un luogo, appunto, di inclusione al di là di ogni divisione di genere, orientamento sessuale, colore della pelle o religione: una società di persone, trattate e rispettate esclusivamente come tali. Un’umanità che sia davvero umana.

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