Se Salvini s’inca**a anche con noi

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Dopo Germania, Belgio, Francia, Turchia e così via, nella personale lista nera del Ministro degli Interni italiano, c’è finita pure la Svizzera, rea di respingere i migranti costringendoli a tornare in Italia, trasferendoli da Chiasso a Como, soprattutto di notte e nei fine settimana quando dall’altra parte della frontiera gli uffici per le identificazioni sono chiusi. A denunciarlo e ad aprire un nuovo fronte, nella guerra ai migranti dichiarata da Matteo Salvini, è stata SkyTg24, con un servizio girato a Como che ha già fatto esplodere la polemica tra il Ticino e la vicina Penisola.

“Nessuno può permettersi di trattare il nostro Paese come campo profughi dell’Europa”, ha tuonato il vicepremier leghista che ha anche aggiunto: “Approfondiremo la vicenda, abbiamo rialzato la testa e non intendiamo abbassarla.” Ragion per cui è lecito aspettarci a breve qualche altra presa di posizione. O, nella peggiore delle ipotesi, addirittura una qualche ritorsione. Finalmente capendo così chi, fra il nostro Norman (Gobbi) e il Matteo meneghino, c’è l’ha più duro. Il capoccione.

Battute sceme a parte, è purtroppo questo il tenore degli argomenti messi in campo, di qua e di là della ramina. Da entrambi i leghisti, ci aspettiamo al più presto un po’ di chiarezza riguardo alle affermazioni contenute nel servizio giornalistico in cui si fa riferimento a centinaia di riammissioni “semplificate” ogni mese e addirittura a un migliaio, se si contano quelle effettuate nel corso dell’ultima estate. Semplificate perché nella maggior parte dei casi ai respinti, minori o non poco importa, non verrebbe rilasciato alcun documento dalle nostre autorità.

Inoltre, fra i riconsegnati a Como, ce ne sarebbero anche di quelli il cui primo Paese d’ingresso non è l’Italia. Una procedura legittimata da un’intesa bilaterale siglata nel 1998, ormai superata dagli accordi di Schengen e dal trattato di Dublino. A denunciarlo è Antonio Lamarucciola, responsabile dell’Osservatorio legale per i diritti dei migranti. “Mi è capitato di vedere allo sportello ragazzi che avevano come primo Paese di arrivo la Germania, e vengono riammessi in Italia”.

Insomma, al Matteo Salvini Show della settimana appena conclusasi che lo ha visto cimentarsi nell’esibizione canora di “Albachiara” intonando il maggior successo di sempre di Vasco Rossi, s’aggiunge ora “La canzone del Piave”, rivolta ai confinanti elvetici convinti di poter fare i furbetti e spallucce nei confronti di tutti quei migranti frettolosamente rispediti al mittente, anche a quello sbagliato. No, non passa lo straniero! Non più.

A dimostrazione del fatto che alle canzoni seguono i fatti, la scorsa settimana, a Roma c’è stato lo sgombero del campo Baobab. Il ventiduesimo della serie. Le ruspe hanno sradicato le tende e le baracche messe in piedi alla bell’e meglio dove alloggiavano migranti e non, tutti senza un alloggio. Poveri di ogni razza e colore. Italiani compresi. E, ovviamente, a suggellare quest’azione c’è stato pure l’immancabile tweet del Capitano Savini.

“Riportare legalità, ordine e sicurezza, quartiere per quartiere. Dopo Baobab arriveranno a Roma altri sgomberi: 4 edifici pericolanti e 23 interessati da iniziative giudiziarie. Non ci fermeremo, questo è solo l’inizio, qui come in tutta Italia. L’avevamo promesso e l’abbiamo fatto.” Ma gli sgomberi fatti così, tanto perché fa scena, senza avere una soluzione alternativa per chi vive in strada, in assoluta povertà, non servono a nulla. Sono solo l’ennesimo ceffone dato agli ultimi da uno stato senza umanità. Prima gli italiani. Prima i nostri. Ma intanto se sei povero fai comunque la fine del topo. O dei ratti tanto amati dall’UDC di casa nostra. Per la serie migranti tuoi. No, tuoi.

 

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