Sei piccole seviziate e uccise

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Terre de Femmes Germania propone di togliere il velo alle bambine nelle scuole dell’obbligo e all’asilo. Scoprire il capo delle bambine per evitare che la religione imponga, già da piccole, degli stereotipi che le renderanno schiave da adulte. Una proposta vista bene, a quanto pare, anche dai musulmani moderati.

Novara, la giunta leghista impone un dress code per la città, bisogna evitare gli abiti succinti. Vietato girare con abiti che offendano il comune senso del pudore. Una legge non scritta ma ovvia a quasi tutti, per cui non si ne capisce la necessità.

Abbiamo dunque due proposte, una che vuole scoprire le donne da orpelli schiavisti e religiosi e una che le donne vuole coprirle in nome di un decoro di cui fino ad ora non si era sentito il bisogno. Dubitiamo che a Novara il numero di donne discinte superi di molto quello di altre città italiane.

La morale religiosa da una parte che impone il velo alle bambine se si è musulmani osservanti, e una morale di radice cattolica dall’altra che invece stabilisce come devono vestirsi soprattutto le donne. Mentalità entrambe figlie di un presunto primato dell’uomo, mascherato da regola divina, sulla donna.

Sei donne sono state sequestrate, seviziate o uccise questo week end solo in Italia, mentre noi eravamo magari a fare un meritato ponte da qualche parte, a goderci una vacanzina. In sei pativano il loro personale olocausto a mano di mariti o ex amanti.

Non le hanno ammazzate dei nigeriani, ma poco importa. Perché il dramma è nelle donne e nella morte, non nei carnefici.

Queste morti, queste torture, sono figlie di quelle due mentalità, mentalità solo apparentemente opposte ma unite in un solo pensiero, e cioè che la donna abbia uno statuto speciale, che consente alla società di imporle degli stilemi di vita.

Colpevoli di questo pensiero sono le politiche figlie di decenni e secoli di cattolicesimo, di un patriarcato prevaricatore, di icone pubblicitarie sottomesse e svilite.

Colpevoli sono spesso le stesse donne, schiave di uno stereotipo cucito loro addosso e che non riescono a scrollarsi, perché i fili che lo tengono saldo sulla pelle sono tenaci e resistenti e strappano la carne se si cerca di reciderli.

E allora sì, via il velo oscurantista per delle bambine che devono avere pari opportunità e diritti e via anche leggi figlie del bigottismo. Per liberare la donna, però, non basta togliere veli, bisogna con pazienza scrostare concrezioni createsi in secoli sulle menti. Un lavoro duro e che ha visto purtroppo una battuta d’arresto in questi tempi bui, dove le donne finiscono, loro malgrado, nello stesso calderone di chi osa avere dei diritti che non siano quelli di una maggioranza prepotente e chiassosa.

 

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