Serena, vissuta due anni nel bagagliaio

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Ci sono cose che ci fanno paura, che ci lasciano di sasso, che appesantiscono il nostro esistere. Eccidi, morti, tragedie, la varia umanità ha un sacco di modi fantasiosi e contorti per produrre il male.

Ci sono poi fatti che non solo ci fanno inorridire, ma ci rendono arduo o quasi impossibile la comprensione. Sono i casi limite, quelli in cui il male raggiunge vette di morbosa e nera sofisticatezza. Casi che non avresti mai dovuto sentire, vedere, percepire.

A processo in questi giorni, in Francia, Rosa Maria da Cruz, madre di tre figli, anzi no, di quattro.

Una di questi, di due anni, viveva rinchiusa nel bagagliaio della sua macchina. L’ha trovata un meccanico, che aveva sentito dei rumori provenire dall’auto. Provate a immaginare quell’uomo che apre il bagagliaio, pensando probabilmente a un animale, e che invece si trova di fronte un esserino denutrito adagiato tra i suoi escrementi. La zaffata di odore che colpisce, il corpicino scheletrico, l’angoscia, l’orrore.

Quella bambina, che avrebbe dovuto giocare nei prati, sporcarsi la bocca di marmellata, ridere tirando la coda ai gatti, rimarrà invalida a vita. Ha anche un nome, questo esserino tormentato e torturato: Serena.

Nata e chiusa in un bagagliaio, vissuta nel buio per due anni, denutrita, senza amore, senza le carezze, cresciuta nella solitudine tra moquette lercia e le lamiere sagomate.

Vent’anni rischia mamma Rosa, un povero simulacro scavato dalle rughe della sua crudeltà. Voleva nascondere questa gravidanza al compagno e ai figli più grandi, ma Rosa, nella sua follia, non ha nemmeno avuto la forza di ucciderla o abbandonarla la piccola Serena. Se l’è tenuta seppellita vicino a sé.

Serena ora è in mano ai servizi sociali e ha sette anni. Pensare in che stato sia la sua psiche o il suo fisico è una cosa che ci viene fortunatamente risparmiato. La storia di Serena ci pone di fronte all’eterno dilemma su qual è il momento in cui una persona meriterebbe o no la pena di morte. Non tanto per la punizione, quanto per la voglia di vedere sparire definitivamente un essere che non riusciamo più a capire e che non riusciamo ad accomunare al genere umano.

Pena di morte no, mai. Rimaniamo puliti di fronte a noi stessi. Ma l’oblio sì, questo ce lo dobbiamo. Persone come Rosa devono esser dimenticate, separate per nostro egoismo, perché è un diritto nostro cercare di dimenticare. Noi siamo fortunati, lo possiamo fare.

Serena non potrà farlo mai.

 

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