Storie di vita

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Mi piace leggere, è il mio passatempo preferito. Mi piacciono le storie, vere, inventate, ascoltate o trovate nei libri; e mi piacciono le biografie, mi piace sapere la storia di una persona. Trovo che quando qualcuno ti racconta di sé ti stia facendo un dono prezioso, condivide un pezzo di strada, delle radici, un’emozione. Ci si racconta a qualcuno di cui ci si fida.

Le storie mi emozionano sempre. Oggi è sabato e ho lavorato; le mie figlie sono col papà, e quindi sono a casa da sola. Questa sera, non avendo cena da preparare né altre incombenze familiari da sbrigare, mi sono concessa un po’ del mio passatempo preferito: la lettura. Così mi sono fermata in reparto, finito il mio turno di lavoro, a leggermi qualche storia di vita delle persone che mi sta capitando di incontrare nel mio lavoro. Apro il raccoglitore e mi si apre un mondo incredibile Cominciando dalle date di nascita: 1923…1925…1930… 1954 (ahimè), leggi di viaggi in paesi lontani, di matrimoni combinati ma sopravvissuti a una vita intera ma anche alla malattia col ricovero di uno dei coniugi, storie di partigiani, di guerre, di lavori umili e vite trascorse nella mestizia, di viaggi fantasmagorici in tutto il mondo interrotti bruscamente dalla comparsa della malattia invalidante di Parkinson. Di famiglie contadine con 12 figli, tutti a lavorare nei campi, a vivere di ciò che c’era ma felicemente, un figlio perduto da piccolo per malattia…

Posso continuare ore a scrivere, a ricordare, a immaginare. E domani quando tornerò a lavorare e mi occuperò della signora tanto anziana da non avere più un età indovinabile, io saprò che è nata nel 1923, che ha vissuto la guerra vivendola dal lato dei giusti, di chi non piegava la testa, di chi , come mia nonna maestra e partigiana, rifiutava il grembiule nero a scuola e sputava in faccia ai soldati tedeschi. Domani, nel prendermi cura di lei, io saprò che ama avere un filo di trucco per sentirsi in ordine, e le parlerò usando quelle poche parole di spagnolo che conosco per farla sentire un po’ più lei, un po’ più a casa, un po’ più accolta.

Domani a lavoro, io saprò un po’ di più di loro, saprò immaginare la loro vita passata che non riuscirebbero ormai più a raccontarmi, e potrò aiutarli a rammentarne delle parti. La memoria fa di noi ciò che siamo. Senza memoria siamo persi. Loro senza memoria si sentono sperduti. Moira Jones, ideatrice del metodo Gentle Care, parla del concetto protesico: il curante deve fare da protesi all’assistito offrendogli l’aiuto nella competenza che gli manca. Se sappiamo la storia delle persone di cui ci occupiamo possiamo offrire loro la protesi più importante facendogli sapere che noi sappiamo esattamente chi sono ora e chi sono stati.

 

*Ausiliaria di cura

 

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