Un regalo per i morti di Spagna

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Troveranno oggi pace, quei diciannove fucilati, quei diciannove scheletri ingessati nell’agonia di una fossa comune, le teste reclinate e le mandibole spalancate in un urlo che è durato più di ottant’anni. Una delle 2000 fosse comuni in Spagna che conservano più di centomila persone, rendendo la Spagna il Paese col maggior numero di desaparecidos dopo la Cambogia di Pol Pot.

Le pallottole franchiste, durante la guerra civile, falciarono quegli antifascisti che furono poi seppelliti in una fossa comune, e la terra a loro non fu lieve perché la Storia se li dimenticò, perché chi li amava non riuscì mai a trovarli, rimanendo col dubbio cosciente, ma sapendo nel profondo del petto dove fossero finiti i propri cari.

La guerra civile finì, morirono mezzo milione di persone e un altro mezzo milione scappò in esilio. Passarono le stagioni, aride estati e inverni miti, fiorirono i campi e le messi, le città crebbero nel tempo. Quasi quarant’anni di dittatura seguirono, fino al 1975, quando il boia della repubblica Franco se ne andò liberando questo mondo dalla sua truce presenza.

Altri quarant’anni di repubblica spagnola, per arrivare a oggi, per arrivare al governo socialista di Sanchez. Cosa c’entra Sanchez lo vedremo subito.

Dopo più di ottant’anni, la terra restituisce agli spagnoli questi diciannove figli, che oggi possono riposare decentemente e riavere ciò che gli è stato strappato, l’umana pietà e il rispetto di coloro che, ottant’anni fa, sarebbero stati sulle barricate insieme a loro. Ma il regalo più bello a quei corpi esanimi e spogli l’ha fatto il primo ministro Sanchez, che ha riesumato il corpo di Franco, e ordinato la riqualificazione della Valle de los Caìdos, il mausoleo ordinato dal dittatore stesso per commemorare il generale José Antonio Primo de Rivera, fondatore della Falange spagnola, che partorì i più biechi lupi della dittatura. Un gesto simbolico voluto, certamente, per dare un monito agli altri Paesi europei che invece quel fascismo tentano di farlo risorgere.

Il mausoleo, terminato nel 1959, rimaneva uno sfregio alla repubblica, un lascito della dittatura franchista, un’onta alla democrazia e alla libertà. Il monumento meta di pellegrinaggio dei fascisti spagnoli, viene oggi riconvertito, almeno nelle intenzioni, facendo infine finalmente i conti con la storia.

Il regalo a quei difensori della repubblica, a quegli antifascisti è grande, è un regalo per loro e anche, ci piace pensare, per i quindici ticinesi che combatterono nel paese di Santiago lasciando il loro sangue a nutrire la terra. Quindici ticinesi e diciannove spagnoli, uniti nel ricordo della difesa di un valore assoluto, che oggi sembriamo avere dimenticato, la libertà.

Perché la libertà non è un lusso, lo scopriamo quando ce la tolgono, quando è troppo tardi. E non è un processo immediato, spesso è un percorso insidioso e fatto di piccoli gesti e piccoli furti di diritti che sommati, alla fine, ci fanno rendere conto che abbiamo i polsi ammanettati.

Oggi abbiamo liberato quegli uomini, da ora cerchiamo di liberare noi stessi.

 

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