WordPress: il web di tutti e la parità di genere

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Sabato scorso si è svolta la terza edizione del WordCamp Milano, la conferenza dedicata a WordPress e alla sua community. WordPress è il software open source, ovvero gratuito, per costruire siti Web più usato al mondo: attualmente è utilizzato da oltre un terzo dei siti presenti su Internet. Nato come strumento per la realizzazione di blog, oggi viene impiegato anche per la realizzazione di siti internet complessi, dall’e-commerce ai siti istituzionali: solo per darvi un’idea, il sito ufficiale della Casa Bianca USA è creato in WordPress.

La forza di questo incredibile strumento (e il lato oscuro, se vogliamo),  e ciò che ne fa un pilastro del web 2.0 e oltre,  è l’assoluta semplicità di installazione e utilizzo da parte di utenti anche senza conoscenze di programmazione web: con WordPress, chiunque può creare un blog e iniziare a scrivere un po’ quello che gli pare, immettendo i suoi contenuti immediatamente sulla Rete alla portata, o meglio, in pasto ai navigatori, che saranno anche in grado di commentare, di lasciare sul web una traccia quasi permanente delle loro opinioni. Richieste o meno, ovviamente. È la bellezza, e anche il lato oscuro del Web: WordPress, forse più di ogni altro suo predecessore, come Blogspot poi divenuto Blogger, ha reso l’accesso dei contenuti al web totalmente democratico: con tutti i pregi e i difetti che una democrazia può avere.

Ma WordPress è il web di tutti anche in senso positivo: esso stesso è costruito e continuamente migliorato dagli utenti, una community che conta centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo e che si fonda sulla condivisione del proprio lavoro, dalla creazione di temi grafici e plugin da scaricare gratuitamente, al reperimento e correzione di bug, alla traduzione di temi e plugin. E queste persone, ovviamente, si incontrano pure. Ci sono i Meetup locali, incontri informali gratuiti aperti a tutti, dal programmatore al semplice curioso: in Ticino è attivo da alcuni mesi il Meetup di Lugano, che si riunisce ogni ultimo mercoledi del mese (qui la pagina ufficiale su Meetup.com) E ci sono, soprattutto, i WordCamp, come quello, appunto, di sabato a Milano.  Si tengono annualmente decine di WordCamp in tutto il mondo, dagli Stati Uniti a Kathmandu, e ovviamente anche in Svizzera, a Losanna, Berna e Ginevra, e in Italia, a Milano, Roma, Torino, Verona e Bari (e prossimamente Catania). Inoltre, annualmente, nel mese di giugno ha luogo il WordCamp Europe, che quest’anno si terrà a Berlino.

Al di là dell’interesse per l’argomento, due elementi, più degli altri, danno l’idea dell’immenso valore umano della community di WordPress: l’inclusività e la parità di genere. I Wordcamp sono regolati da un codice di condotta che vieta qualsiasi tipo di discriminazione e invita chi fosse testimone di episodi simili a segnalarlo prontamente agli organizzatori. E a smentire il luogo comune che l’informatica e il web siano roba da uomini, bastano i numeri del WordCamp di Milano di sabato scorso, che ha visto la partecipazione di quasi 250 persone: su 21 speakers, 11 erano donne. E molte, moltissime erano le donne nelle due sale, quella dedicata allo sviluppo web e quella sul marketing e blogging:  chi fa la programmatrice, chi si occupa di graphic design, chi aiuta piccole aziende a migliorare il proprio business. Arrivano da tutta Italia ed Europa, le donne di WordPress: Rian è arrivata dall’Olanda, lasciando il suo giardino per parlarci di accessibilità del web per i non vedenti; Birgit, dalla Germania, madre e nonna, ha raccontato come WordPress ha cambiato la sua vita; Patricia, ginevrina, ha lavorato come volontaria per l’organizzazione.

È lo specchio dei tempi che cambiano, la distruzione di ogni stereotipo di genere: chi pensa, in modo sessista, che con una donna si possa parlare solo di trucchi e vestiti alla moda, in un WordCamp troverà donne di ogni età e di ogni parte del mondo che discutono di UX Design, programmazione PHP, business model, marketing online. E che poi, alla fine della conferenza, mettono via il notebook e le slide e indossano i tacchi per l’immancabile afterparty. Roba, forse, impensabile fino a qualche decennio fa, e che fa riflettere da una parte su come qualsiasi concezione della donna relegata ad occuparsi della casa e dei figli sia, sostanzialmente, ormai fuori dal tempo, e dall’altra sull’infondatezza del luogo comune che vede le donne poco portate per ambiti lavorativi tecnici. Eventi come i WordCamp sono, dunque, un passo importante, almeno nel mondo del web, verso un’effettiva parità di genere, oltre gli stereotipi e le discriminazioni.

 

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