Ama il prossimo tuo: per i leghisti è una provocazione

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La trasmissione “Propaganda Live”, in onda su La7, ha documentato un episodio singolare avvenuto lo scorso 8 dicembre durante la manifestazione di Matteo Salvini in Piazza del Popolo a Roma.

Il raduno, che ha richiamato sotto il sole invernale elettori della Lega e ammiratori del Ministro dell’Interno giunti appositamente nella Capitale italiana con treni e pullman speciali, tra slogan di una campagna elettorale infinita e lodi all’operato dei primi sei mesi del governo gialloverde, si è svolto in modo pacifico. Tranne che per un episodio che Diego Bianchi, ideatore e conduttore di Propaganda Live, ha prontamente ripreso con la telecamera che lo segue ovunque.

Diego Bianchi, in arte Zoro, arrivato nei pressi di Piazza del Popolo con l’intenzione di filmare la manifestazione e intervistare i partecipanti con il suo consueto stile sarcastico, viene subito attirato da un ragazzo che segue la scia del corteo diretta verso il palco.

In un mare di bandiere della Lega ed effigi del Leone di Venezia, il manifestante solleva un cartello bianco con una semplice scritta a pennarello: “ama il prossimo tuo”. Zoro decide di fermarlo perché la scritta è, a suo dire ed ironicamente parlando, “il tipico messaggio leghista”. Il ragazzo si presenta subito a Zoro e alla sua telecamera: si chiama Jacopo Valsecchi ed è accompagnato dalla fidanzata un po’ titubante Natalia Tatulli. Contrari alla politica di Matteo Salvini, insieme hanno deciso di andare alla manifestazione di Piazza del Popolo brandendo un cartello con un messaggio che secondo loro dovrebbe essere consono alle battaglie che i leghisti professano quotidianamente. La scritta sul cartello, infatti, è la sintesi delle seguenti parole tratte dal Vangelo di Giovanni (13,34): “Io vi do un nuovo comandamento: che via amiate gli uni con gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri”. Quale luogo migliore di un raduno i cui partecipanti invocano a gran voce la loro cristianità, lottano per esporre il crocifisso in ogni scuola e ufficio pubblico e per allestire il presepe? Quale scritta migliore per un leader politico che, invece che sulla Costituzione, giura sul Vangelo? Jacopo ha avuto una giusta intuizione, perché nel suo discorso Matteo Salvini cita effettivamente Giovanni Paolo II, oltre che Martin Luther King.

Le cose, però, non vanno come previste. La telecamera di Zoro segue Jacopo e Natalia che si fanno strada nella folla dei manifestanti, inizialmente passando inosservati. Trascorrono però pochi minuti che due uomini prendono Jacopo per le braccia e lo portano via. Jacopo chiede chi sono e se possono mostrargli il tesserino della polizia, ma i presunti agenti in borghese non rispondono. Allora si agita e inizia a gridare aiuto, fino a quando non arrivano degli agenti in divisa che gli chiedono i documenti e lo tranquillizzano. L’episodio finisce lì, con un piccolo graffio sul labbro di Jacopo, uno spavento e molto stupore.

Invitato poi in trasmissione, Jacopo, dopo aver rinnovato la sua stima per le forze dell’ordine, ribadisce di non aver capito il motivo per cui è stato allontanato dalla piazza perché il suo cartello non voleva essere una provocazione né una minaccia all’ordine pubblico, anzi: voleva essere la concretizzazione dell’insegnamento più alto del cristianesimo, dell’unico comandamento, quello definitivo, che Gesù lascia ai suoi apostoli e a tutti noi.

I militanti leghisti, però, sembrano non essere d’accordo. Per loro, si spera non tutti, amare il prossimo è una provocazione, una minaccia, e trattano il manifestante come un pericoloso sovversivo munito di un’arma di distruzione di massa. Loro che hanno ridotto il crocifisso, il presepe e la stessa Bibbia a contenitori privi di significato, strumenti di una miope ideologia che si basa sull’affermare una superiorità “culturale” sugli stranieri si agitano per un messaggio di pace e solidarietà che invece dovrebbe essere il loro pane quotidiano.

D’altronde per i militanti leghisti la solidarietà spesso equivale al buonismo: al contrario, è più giusto lasciar affogare un profugo nel Mediterraneo piuttosto che accoglierlo, dare la precedenza agli italiani nelle mense per i poveri, fare le barricate per non far entrare i migranti nei centri di accoglienza.

Non si rendono conto però di come stravolgano il messaggio cristiano al quale dicono di ispirarsi. La religione nelle loro bocche diventa ipocrisia, perché il credo non è e non deve essere appartenenza culturale o etnica da contrapporre all’Islam, loro nemico giurato. Il cristianesimo è pace e accoglienza e la frase “ama il prossimo tuo” per colui che si professa orgogliosamente cristiano non può essere una minaccia ma la principale regola di vita.

Bisognerebbe ricordare ai leghisti che il “prossimo” non è solo chi la pensa come noi, chi vota il nostro stesso partito, chi professa la stessa religione o chi appartiene alla stessa etnia. Il “prossimo” è l’anziano che percepisce una pensione da fame e non riesce a pagarsi le medicine, il giovane disoccupato che non può crearsi un futuro, la madre di famiglia che non arriva a fine mese, il migrante che arriva su un barcone, il musulmano, il cristiano, l’ebreo, l’indù e così via. Il “prossimo” è chiunque abbia bisogno della nostra solidarietà.

Il “prossimo” è persino il nostro nemico.

E questo a un vero cristiano non può far paura.

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