Anche lo sport può aiutare a guardare oltre

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Lo sport in libreria? C’è di tutto e c’è di più. Si va dall’autocelebrazione (magari scritta da altri…) alla statistica, dalla raccolta di aneddoti alle «marchette» vere e proprie, libri di tecnica e di fotografie, ecc… . L’unica certezza è che in questi periodi il reparto «sport» conosce un suo successo. Fra le tante possibilità librarie del genere c’é un titolo che brilla in maniera particolare: «Abbiamo visto le stelle: storie di campioni che hanno cambiato il mondo», di Riccardo Gazzaniga (ed. Rizzoli).

Lo scrittore, giovane e bravo (non per nulla vincitore del premio Calvino un po’ di anni fa…), è poliziotto e si è fatto conoscere con «A viso scoperto», una storia ambientata nel mondo degli hooligans genovesi (2012). Poi ha pubblicato uno dei gialli più belli degli ultimi anni «Non devi dirlo a nessuno», nel 2016. Tutti e due i volumi sono stati editi da Stile Libero, Einaudi.

Ma veniamo al libro ora in vetrina. Sono venti storie dedicate a venti campioni. Qui non importa la disciplina sportiva (dal calcio all’atletica, pugilato e ciclismo, ecc…) e nemmeno l’epoca: l’importante è offrire un punto di vista originale e in grado di far riflettere.

Il titolo, il vedere le stelle, può essere letto in due modi diversi: l’ammirazione e il dolore. E Gazzaniga riesce magistralmente in tutte e due le versioni. Ci fa rimirare in maniera diversa certi idoli, come le due avversarie «di sempre» Martina Navratilova e Chris Evert , diventate poi Amiche con la A maiuscola, poi ci rattrista con la storia di Emile Griffith, con il suo dramma interiore (aveva ucciso un avversario sul ring) che l’ha tormentato fino alla fine. Negro, solo, omosessuale è stato per questo abbandonato e vilipeso da tutti, addirittura una gang con le mazze da baseball l’ha aggredito violentemente, e la sua ultima frase «mi hanno acclamato per aver ammazzato un uomo, mi hanno condannato per averne amato un altro…» ha lasciato il segno. E non diciamo del primo e ultimo capitolo del libro, ambedue dedicati alla celebre finale dei 200 metri di atletica leggera alle Olimpiadi del 1968. Meglio ai protagonisti della celebre assegnazione delle medaglie. Il primo e terzo (Smith e Carlos) salutarono l’inno americano con il pugno con guanto nero alzato al cielo. E fu tutta un’accensione di riflettori, avvalorati dalla dichiarazione: «oggi abbiamo vinto e siamo americani, avessimo perso saremmo stati solo negri».

Ma l’attenzione di Gazzaniga va oltre … va al secondo qualificato, da sempre passato inosservato. Eppure fu anche lui protagonista, per via della stemma dei diritti umani applicato sulla tuta, e più degli altri venne punito e ripudiato. Dopo aver corso i secondi 200 metri della storia, dopo una medaglia d’argento.

Ecco, la forza di Gazzaniga è quella di voler andare oltre, di vedere altro. E scriverlo. Inducendo alla riflessione. Venti storie dense e intriganti, forse qualcuna già conosciuta ma comunque bella da rivivere. La sua curiosità è genuina e vera, il suo sdegno contagioso. Un libro che regaleremmo volentieri ad un adolescente in queste feste. Perché certe cose vanno ricordate (alla generazione un po’ in là con gli anni) e rivelate (ai giovani). La storia del mondo è passata anche da Alex Zanardi, Mohammed Alì, Gino Bartali, Dick Fosbury e … Dorando Petri. Per citarne alcuni… . E’ Gazzaniga a scriverlo. Con ragione e cuore.

«Abbiamo toccato le stelle», 2018, di Riccardo Gazzaniga, ed. Rizzoli, pag. 236, Euro 16,00, 2018.

 

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