Antonio, ragazzo dell’Europa

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Non ce l’ha fatta Antonio Megalizzi, vittima di un attentato terroristico a Strasburgo. Se n’è andato a soli 28 anni pochi giorni prima di Natale, nel cuore dell’Europa, caduto sotto i colpi di arma da fuoco spararti da un suo coetaneo, Cherif Chekkat, che si professava soldato dell’Isis.

Una morte ingiusta e incomprensibile quella di Antonio Megalizzi, brillante giovane europeo, che ricorda quella di altri suoi connazionali, le cui vite sono state spezzate nei loro anni migliori.

Antonio, come Valeria Solesin vittima della furia dell’Isis al Bataclan di Parigi, Fabrizia di Lorenzo caduta per mano dei terroristi dello stato Islamico mentre passeggiava per i mercatini di Natale a Berlino, Giulio Regeni, ricercatore della verità al Cairo torturato e ucciso dai servizi segreti egiziani, faceva parte di quella generazione di giovani europei entusiasti e con il sogno di costruire, attraverso lo studio e l’impegno concreto, un mondo migliore.

Antonio era il simbolo di ciò che di buono ha prodotto l’Unione Europea. In un’era in cui l’Unione è ridotta a un cumulo di particolarismi ed egoismi che la fanno sembrare più simile ad un ammasso di macerie che a una potenza, Antonio si impegnava per far rivivere lo “spirito di Ventotene”, credeva negli ideali dei Padri Fondatori e voleva farli risorgere dalle loro ceneri. Viaggiava, si spostava da un Paese all’altro per motivi di studio e di lavoro, aveva amici provenienti da tutta Europa, come ogni figlio della “generazione Erasmus” che si rispetti.

Antonio era infatti un ragazzo dell’Europa. Nato da una famiglia di Reggio Calabria, era cresciuto e viveva a Trento. Antonio aveva il sogno di lavorare per l’Unione Europea e per questo, oltre a frequentare i corsi di laurea specialistica proprio in studi internazionali, collaborava con Europhonica, network radiofonico, nato nel 2015 e al quale Megalizzi aveva immediatamente aderito diventandone da quest’anno coordinatore per l’Italia, e primo format internazionale che racconta l’Europa dando voce ai media universitari. Europhonica è un progetto che propone un programma divulgativo, coinvolgendo in sei Paesi (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Germania e Grecia) oltre 90 radio universitarie. Per Europhonica Antonio seguiva una volta al mese le sedute plenarie del Parlamento europeo a Strasburgo e stava per prendere il tesserino da giornalista pubblicista. Era un lavoro che lo appassionava, attraverso il quale si proponeva di parlare ai giovani dell’Unione Europea e dei suoi meccanismi spesso incomprensibili.

Dai profili social di Antonio si evince, oltre al suo sorriso aperto ed entusiasta, un fermo europeismo, la convinzione che uniti è meglio e la fiera opposizione a barriere di ogni tipo : quelle del populismo sovranista che vorrebbe chiudere le frontiere poiché accecata da paura ed egoismo e quella del terrorismo dello Stato Islamico che divide attraverso la violenza.

In una Europa in cui sempre più giovani sono affascinati da movimenti politici di “chiusura”, Casapound in Italia, Fidesz in Ungheria, Afd in Germania, FPÖ in Austria, DF in Danimarca per citarne alcuni, Antonio era una stella nel firmamento della speranza. Purtroppo, il suo sorriso è stato spento proprio da chi voleva odio e distruzione. L’Isis, rincorrendo assurdi ideali, si propone di distruggere intere etnie in Medio Oriente (paradossalmente le vittime più numerose dei suoi attentati sono musulmane) e di minare la democrazia e la pace in Europa portando morte e terrore. L’Isis vuole dividere, e punta proprio a inasprire le reazioni degli estremisti in Europa, mentre Antonio voleva unire. L’Isis vuole imporsi con terrore, Antonio sognava un’Europa unita nella democrazia, dove tutti i cittadini, nonostante le differenze, vivono in pace e in armonia. E per realizzare questo sogno si impegnava e studiava, come fanno tanti suoi coetanei in questo vecchio Continente di 500 milioni di persone. Ragazzi dell’Europa, spesso silenziosi, ma che lavorano alacremente per far sopravvivere un sogno che l’egoismo e il terrore vorrebbero infrangere. E, come chi sa bene chiunque abbia respirato l’”aria europea” durante l’Erasmus o uno stage o un lavoro nelle istituzioni dell’Unione, la passione che si percepisce lì è viva e vibrante. E dà davvero l’impressione di essere parte di qualcosa di grande, di un’unica Nazione.

Il suo sogno, però, non ce l’ha fatta a vederlo realizzato il ragazzo dell’Europa volato via in una sera di dicembre, nell’atmosfera allegra fatta di mercatini e vin brûlé, all’ombra della splendida cattedrale di Strasburgo, mentre si godeva la meritata pausa dopo un’intervista realizzata per la sua radio.

Antonio è andato via facendo quello che più amava, e lascia tutti noi sognatori di un’Europa unita e forte un po’ più soli. Il suo sorriso però sarà per noi la stella polare che ci aiuterà a realizzarlo, a piccoli passi, come l’Europa che Robert Schuman voleva fortemente.

Per Antonio e contro tutta la violenza del mondo.

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