Buona Natala con Gesà

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È un momento d’oro per le donne in Svizzera. Un momento, la fotografia di un istante politico di cui andare fiere. Una donna presiede come prima cittadina il Gran Consiglio ticinese, un’altra il Consiglio Nazionale e ora tre, dico tre donne, rimpolpano il Consiglio Federale. Quel vento che spinse le suffragette un secolo fa a rimboccarsi le maniche e a cominciare a spaccare le balle ai maschi, sembra ora un uragano.

Ecco perché, in onore di ciò, il nostro presepa è donna. E lo diventa anche la Natala. La lotta passa attraverso tutti gli appuntamenti nevralgici del Paese. Dobbiamo essere schietti, il Natale è maschilista, lo è sempre stato. La chiesa è maschilista, con le sue gerarchie dove la donna, relegata a monachella, diventa solo una sposa e servitrice di Dio. Insomma, Dio col cazzo che ci ha fatti tutti uguali. Già dall’inizio ha piazzato la donna in situazione subalterna, stabilendo nei millenni un ruolo che è passato dal masticare pelli sputtanandosi i denti per ammorbidirle, visto che poi coprivano i culi degli uomini, a oggi, dove ferri da stiro ipertecnologici che sembrano astronavi de “l’impero colpisce ancora”, tolgono le pieghe.

Che poi diciamocela tutta, il maschio non tollera le spiegazzature solo quando stira la donna, quando stira lui, vengono fuori delle camicie che sembrano passate più volte sotto un tram ma va benissimo. Anche in cucina: lui quando spadella spara in giro roba al punto da sembrare un serial killer che abbia sventrato la sua vittima sul piano cucina. Se lei lascia fuori un piatto in più quando tocca al maschio rigovernare, sembra che la cucina sia la discarica di Rio De Janeiro.

Perciò, Buon Natala a tutti, con Giuseppa e Maria, con la piccola Gesà, che speriamo sia più furba e non si faccia crocifiggere facilmente, anche perché le donne hanno una certa esperienza nel diventare capri espiatori. Salutiamo le Re Magie e le pastore, ma soprattutto un moto di affetto all’asina e alla bua, sperando che non faccia troppo male.

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