Di Maio tra politica e fantascienza

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Il 2019 a quanto pare sarà l’anno decisivo per l’introduzione del reddito di cittadinanza in Italia. Provvedimento fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle, si stima che sosterrà almeno cinque milioni di disoccupati durante la ricerca di un impiego.

Per trovare i fondi necessari alla sua realizzazione, è stata necessaria una manovra economica che ha aumentato il deficit e che forse costerà all’Italia l’avvio di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea. Inoltre, il suo funzionamento non è ancora stato definito: finora si è detto che ogni beneficiario riceverà circa 780 euro che, però, non potranno essere utilizzati per “spese immorali”, senza che sia stato chiarito quali siano gli acquisti consentiti e quali quelli vietati. C’è stata poi anche incertezza sulle “tessere” per richiedere il reddito di cittadinanza, in particolare su chi dovesse stamparle. La notizia che fossero già in stampa si è rivelata infondata, perché il reddito di cittadinanza non è stato ancora formalmente approvato e non è possibile che un ente (si era parlato di Poste) riceva l’incarico senza che sia stata bandita una formale gara di appalto.

Nonostante l’incertezza e le imprecisioni regnino sovrane sul reddito di cittadinanza, il Ministro del Lavoro, delle Politiche sociali e dello Sviluppo Economico Luigi di Maio ha assicurato che il sussidio sarà erogato a partire da marzo 2019 e supportato dalla inedita figura del “Navigator”. Di Maio ha dichiarato: “Il Navigator fa parte del programma di assunzioni che faremo. Li selezioniamo con un colloquio per trovare altre persone con alto profilo per seguire i giovani che hanno perso il lavoro. L’importante è che la persona che orienta il disoccupato venga pagato in base al numero delle persone orientate”.

Il Navigator sarà dunque un traghettatore di disoccupati nel mare del mondo del lavoro e che si aggiunge al tutor, figura di riferimento nei centri per l’impiego. Dunque si prospetterebbe uno scenario piuttosto singolare: un navigator che supporta (o scavalca?) un tutor che supporta il disoccupato. Non è poi chiaro su che base verranno selezionati e assunti i navigator, quale formazione debbano aver svolto e se saranno scelti tra il personale già operante presso i centri per l’impiego o saranno persone disoccupate. Ci potrebbe dunque essere il paradosso di un neo assunto che “orienta” un lavoratore che deve rientrare nel mondo del lavoro, un cieco che guida un altro cieco.

L’ annuncio di Di Maio ha, prevedibilmente, scatenato commenti e meme in rete. L’ex ministro omologo di Di Maio Carlo Calenda ha scritto che ci vorrebbe un “Terminator” piuttosto che un “Navigator”; il piddino Andrea Marcucci ha lodato sarcasticamente la “fantasia fervida” del ministro che, dopo aver annunciato la finta stampa di tessere e aver scambiato abusi edilizi per stalle, ora inventa la fantomatica figura del navigator; Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha citato una scena del film comico anni 80 “conte Tacchia”. Meme di astronavi o display con il volto del ministro si sprecano in rete.

Ciò che ha aumentato la perplessità, però, è stata la dichiarazione di Di Maio di volersi ispirare a Mimmo Parisi, italiano che ha collaudato la figura del Navigator nello stato del Mississippi. Il professore di Ostuni, uno dei tanti cervelli in fuga emigrato negli Stati Uniti, si è detto disponibile ad aiutare di Maio nella realizzazione del reddito di cittadinanza. Il docente di sociologia e statistica applicata presso la Mississippi State University, ha ideato nello stato americano un sistema di ricollocamento dei disoccupati che passa per l’università e per una gestione telematica dei dati attraverso una app. E proprio sull’ hi tech vorrebbe puntare il professore, anche considerando che il web e la tecnologia sono il fondamento del Movimento 5 Stelle.

Il sistema ideato da Parisi funziona bene oltreoceano, ma bisogna considerare che il Mississippi è uno stato piccolo e ha un tasso di disoccupazione del 5%, meno della metà di quello italiano. Inoltre, non ci sarebbero molte risorse disponibili nei centri per l’impiego. Paradossalmente, a fronte della necessità di rafforzare i centri esistenti, le risorse disponibili sarebbero solo 4000 sull’intero territorio italiano, contro i 100’000 dipendenti della Germania.

E’ evidente che, nonostante gli slogan, il reddito di cittadinanza presenti molti punti oscuri. Un sussidio che supporti i disoccupati nel periodo di reinserimento nel mondo del lavoro è necessario e in linea con gli altri Stati europei. E’ un dovere per ridare dignità ai lavoratori e permettere loro una ricerca mirata della professione consona alla loro formazione ed esperienza.

Tuttavia, si tratta di una misura che necessita di una struttura e di un’organizzazione solida. Realizzata alla maniera dei Cinque Stelle, ha solo l’effetto di gravare sul debito pubblico e di far incorrere l’Italia in una procedura di infrazione.

Non solo, i più catastrofici si dicono sicuri che una misura del genere avrà l’unico effetto di far aumentare il lavoro nero, enorme piaga del mercato del lavoro italiano. La figura del Navigator, poi, che fa da collegamento tra centri degli impieghi sforniti di personale e interamente da riorganizzare e i disoccupati che non hanno ben in chiaro come muoversi e come utilizzare il proprio sussidio, è assimilabile più al mondo della fantascienza che alla realtà.

Il Navigator, è purtroppo l’ennesima conferma del pressappochismo delle scelte dei Cinque Stelle, che spinti da genuina ingenuità sottovalutano spesso la reale portata delle riforme che vogliono realizzare, l’impegno in termini di fondi e risorse che richiede la gestione della cosa pubblica e tradiscono così il loro più grande difetto: l’incompetenza.

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